CANTUNSI' DE PARADIS


Prefazione al volume “ Devozione in Dialetto “ edito da “ Terra & Civiltà” e alla mostra itinerante sui luoghi della devozione popolare - Santelle e immagini sacre della nostra bassa di Breda Libera - Cadignano- Monticelli - San Paolo - Quinzano- Verolanuova -Verolavecchia.

“ L’gà còr drè a le santélè ...Ma ta ghèt botep !! ” un ricorrente, entusiastico incitamento di chi con perplessità vedeva gli addetti ai lavori, gironzolare fra le contrade del paese, taccuino in mano, macchina fotografica a tracolla e naso per aria alla ricerca di chissà quali miracolose apparizioni.
Era l’inizio del censimento di un nostro patrimonio artistico, laico e religioso, fatto di segni che i nostri occhi snobbano e la memoria non riconosce più, pur essendo stati parte della nostra infanzia. Ma su di essi basta posare lo sguardo una sola volta per riscoprire, fra campi e strade, echi di ricordi ancora vivi. Brandelli di muri e dipinti che hanno caratterizzato la storia della nostra gente, che riaffiorano negli angoli sperduti delle nostre contrade, ormai ignorati ma carichi di ricordi e ancora pulsanti per chi non teme di leggere nella propria memoria .
Una cronistoria, questa , di come con la perdita dei muri ,dei dipinti, è andata persa anche una memoria , che ha accompagnato intere generazioni passate ,nel loro quotidiano rapporto con una genuina spiritualità , fatta non solo di fede ma anche e soprattutto di un profondo , laico rispetto per gli uomini e le cose comuni .
E’ la nostra stessa storia caduta nell’oblio, esaurita e diventata rudere sordo ,che finisce per non dire più nulla, se non è esibita e mantenuta vitale dal nostro vivere quotidiano, così troppo egoisticamente modernizzato, che non ha saputo riconoscersi con un passato neppure troppo lontano .
Ci siamo domandati increduli quale meccanismo nelle coscienze ha fatto smarrire valori e memorie per la nostra tradizione dal forte sapore contadino, che non era solo religiosa, ma anche laica, patrimonio culturale di tutti, espressione di una società che interpretava se stessa a testimonianza di coloro che hanno vissuto accanto a questi luoghi cogliendone il senso della propria convivenza .


“ Ma ora , se v’accade di tornare indietro con il ricordo al passato v’incupite : passa troppo presto il tempo ? E volete provare a ricostruire il castelletto di carte dei pensieri e dei desideri di un tempo ?
Mio giovin selvaggio, non v’accorgete che queste irrequietudini sono d’ora ?
E’ che nella vostra fanciullezza , quando vi perdevate nel brolo ( ma credo che non vi avranno mai concesso la chiave ; o che vi sareste impizzato di frutta acerba , quel giorno ) o sognavate le fate , catturavate col desiderio quello che poi s’avverò:
D’esser un uomo saggio e volonteroso che lascia dopo di sé lungo desiderio di sé fra gli amici , e intorno a sé il ritmo di una vita proba .
Sentite quelle campane ? Suonano molto orgogliose d’esser così sonore e così ben concertate : incomincia la nota più acuta e discendono di terza fino alla nota più grave , che si spande prolifica come la pioggia giù dal campanile per tutto il territorio della parrocchia ; così siete voi amico .
Ora ascoltate quella campanella petulante che va interrompendo il concerto ; ma ha smesso e non conviene più parlarne .
( Mario Apollonio , Intermezzo , 1936 )


Quale viatico migliore a questo nostro viaggio poteva giungere se non da chi ha saputo esprimere il senso della nostra cultura al mondo intero ; quel Mario Apollonio , figlio della nostra terra e testimone coi pensieri ripetutamente espressi in scritti in cui si immergono le radici di una profonda saggezza contadina .
Ora non é nostro intento, di noi eredi del passato e prossimi al terzo millennio, di essere negatori della modernità; dalla comodità propria della nostra generazione , non vogliamo rimpiangere un passato riscattato e affrancato dalla fame , dalle fatiche , dalle libertà mancate.
Non é sotto quest’ottica il nostro richiamo a voler rivisitare con passione echi e aspetti di realtà passate e oggi trascurate .
Allora perché , nonostante la nostra compiaciuta euforia del benessere che ci consente di avere in un attimo fatti , voci , volti del mondo a portata di mano , vi é in noi il desiderio di riscoprire e documentare il nostro piccolo mondo ?.
Un piccolo mondo che ci ritrovava uniti nella condivisione serena di tanti valori, laici e religiosi , nei quali si sono sedimentate con le tradizioni le nostre radici di gente di campagna, le nostre certezze, le speranze, l’onestà, il senso di umanità e rispetto; un piccolo mondo che faceva di noi gente orgogliosa , nelle tribolazioni del lavoro , a volte anche nella miseria, di essere se stessi e rimanere tali .
E’ la voglia di un ritorno ad una nuova ecologia della vita , il desiderio di un recupero dei ritmi naturali della vita, il riappropriarci di spazi, tempi , ritmi, sguardi più sereni e in sintonia con lo stato genuino delle cose .
Riteniamo ci siano , però due ragioni per spiegare almeno in parte quella che attualmente é per noi una crisi di identità e una perdita di memoria collettiva nei gesti , nelle memorie di quelle che furono le nostre tradizioni popolari : un’illusione e una dimenticanza.
L’illusione consiste nel credere che bisogna e basta comunque andare avanti per andare bene , e che il progresso a tutti i costi , pur con la distruzione di tutto ciò che é il passato , non sia altro che una fatalità da accettare .La dimenticanza é più grave : l’appiattimento e una cultura imposta che tende ad uniformare e omologare tutto , soffocando l’essenza genuina della cultura locale , ci fanno dimenticare che “ la tradizione proclama valori non ancora scordati e realizzati , ma ancora da riscoprire e realizzare in futuro “.
Ecco quindi che la tradizione , riscoperta con saggezza , può essere rivoluzionaria : una saggezza , o meglio una sapienza , che , se intelligentemente utilizzata , sarà parte importante del nostro imminente futuro .
“ Profeta e saggio é colui che si ricorda dell’avvenire , ma ancor più saggio é colui che si ricorda del passato “ ( Léon Bloy)

Il nostro sarà il tentativo, quindi di navigare fra muri e ricordi già persi , o che si stanno perdendo , in recessi di una memoria forse più devastante e forte del tempo che con implacabile degrado ha accarezzato tutto attraverso le sue stagioni .
Questa nostra ricerca , con tutti i limiti che le riconosciamo , é voluta non solo per una possibile fruizione , ma anche per il recupero di un nostro patrimonio da custodire , silenzioso testimone di valori da conservare , fatto non solo di muri e dipinti , ma soprattutto di memorie , cultura e , purtroppo , identità sbrecciate .
Una memoria persa di qualcosa di nostro: chiesette campestri, santelle , edicole votive , dipinti murali , crocifissi , che erano visti come parte integrante della vita di tutti i giorni .
Una presenza colloquiale e amica, che rassicurava e proteggeva i viandanti occasionali o chi vi si fermava nei pressi dopo il faticoso lavoro nei campi, non sempre allora generosi elargitori dei buoni frutti della terra .
Collocati non certo casualmente, questi tempietti campestri con la loro esistenza nel silenzio dei campi vicini, a volte bagnati dal fruscio dei fossi copiosi d’acque, erano come zolle di pace a vissuti a volte terribili e carichi di morte nell’esperienza degli uomini .
Erano allora ( oggi non più ) il limite estremo del vivere terreno di chi trovava nel motivo sacro d’ispirazione l’espressione della propria religiosità contadina : erano luoghi dove gli uomini camminavano per rinvigorire le proprie radici nella profondità della terra , e con la loro presenza erano il segno che rendeva sacro lo spazio delle vicine fatiche quotidiane
Basta soffermarsi con attenzione vicino a questi segni silenziosi , reimparare a rileggere i segni del tempo , riabituando i nostri occhi , avvezzi a vedere il frenetico scorrere di immagini a noi a noi estranee e disabituati a guardare con calma ciò che nel silenzio infonde serenità di pensieri.
Lo spazio materiale di quei segni coinvolgeva , prendendo per mano chi li accostava , quasi inglobandolo in un’atmosfera che comunicava la loro essenza spirituale ; faceva sentire addosso lo sguardo benevolo di quei sacri dipinti , ai quali molti offrivano le proprie ansie , i timori , le speranze , nell’attesa di intercessioni per il “ buon vivere “ . Essi divengono luoghi vivi ,quanto più si vive attorno a loro .
L’edificio e il dipinto religioso hanno in questi luoghi una forte valenza sociale : esprimono , cioè, un’arte che doveva come regole nel monotono trascorrere di eventi,“ saper rompere le regole del tempo e del luogo “, e in chi guardava dovevano “ creare meraviglia “ per l’arte , come immagine fedele , mai fine a se stessa , ma fatta per accrescere la devozione per il divino .

L’arte ispirata al sacro , e il cui destinatario é il popolo , era un linguaggio rivolto agli
“ analfabeti dello spirito ” , ma comunque trasmetteva certezze e tutto sommato, era rassicurante , diveniva strumento di salvezza per coloro che lo accettavano .
E’ arte genuina e povera , che presuppone la partecipazione attiva degli spettatori ; chi la contempla deve crederci, viverla . La stessa collocazione delle immagini devote nelle cascine, nelle vie, é la prova che la religiosità espressa é tutt’uno con le vicende familiari, un intreccio fra umano e il divino, le esigenze del vivere quotidiano e le sue radici affondate nella fede popolare .
La fede é quindi alla base della fondazione delle santelle : ne sono testimonianza, oltre alla cura devota nella costruzione , le immagini che sbocciano dai muri , rappresentative di Madonne delicate ed eteree, di Redentori gloriosi , di santi mistici e rapiti .
Dipinti con pennellate di colore che intendono dare profondità all’insieme, a volte con semplice ingenuità artistica , sono espressione di autentica voglia di vivere .
Attraverso l’immagine , infatti si può arrivare a far intuire, a persuadere che ciò che non é presente può diventare realtà.
Che la salvezza, anche per noi scettici ,è lì a portata di tutti ;
basta allungare una mano per poterla quasi toccare .

Si pone, a questo punto, in maniera impellente il problema della corretta ristrutturazione di questi luoghi a noi cari, sottoposti spesso a disinteresse, talora ad offese, quotidianamente ad un lento declino .
In qualche caso vi è da lodare la sensibilità di privati , che hanno inteso conservare , anche in ristrutturazioni drastiche , luoghi e dipinti ; più spesso si riscontrano operazioni di restauro radicale con esito non proprio felice , mentre non sempre si è in presenza di genuina attenzione al recupero e al mantenimento di questi luoghi di culto popolari.
Il recupero, se correttamente attuato, é salvaguardia non solo delle strutture fisiche del luogo, ma diviene archivio di memorie di fede , di tradizioni , di cultura della nostra gente .
Questi nostri dipinti rischiano di perdersi irrimediabilmente , e assieme a loro la nostra memoria più genuina ; se questa esigenza di salvaguardia non è avvertita dai privati , ancora più grave é l’indifferenza e la latitanza degli Enti Pubblici .
Senza interventi pubblici di indirizzo e di aiuto , infatti è utopistico che i privati diventino promotori di restauri.
Eppure il risultato di un’opera sistematica porterebbe ad una sorta di “ pinacoteca all’aperto” delle forme di arte minore , che rivalorizzerebbe non poco il territorio sul quale le immagini sacre sono distribuite .


Alfredo Seccamani




“ Cantunsì de Paradìs ”nelle contrade di San Paolo -BS


L’inedito itinerario che vogliamo proporre nelle nostre contrade, fra questi frammenti artistici che si ripresentano a noi, si disvela al ritrovato viandante con un coinvolgimento misto ad una trama di sensazioni e sentimenti che richiamano le nostre memorie : la dolcezza del paesaggio autunnale , il verde che ci circonda, e l’azzurra serenità di un ritrovato cielo , contribuiscono poi ad accrescere la nostra curiosità.
E’ l’immersione totale, disincantata partecipe suggestione, la chiave d’ingresso per un viaggio sul nostro territorio che può ritemprare e rigenerare, inducendo a rinnovare emozioni, oppure ,dopo che gli occhi hanno visto tutto quanto , fornire reazioni di indicibile tristezza. Condotti per mano da un filo invisibile, coloro che vorranno leggere fra i rimasti anfratti dei “ segni “ sentiranno impellente la necessità d’intervenire favorendo e sollecitando pubbliche e private iniziative di restauro, censori severi verso i guasti del presente ma rispettosi della memoria del passato.

Santelle . Località:
1 “ Santa Maria “ Cascina Passere Cremezzano
2 “ La Passione “ Brolo a Sud di Cremezzano
3 “ Madonnina di Caravaggio“ Caselle
4 “ Morti di San Martino “ Trignano
5 “ San Giovannino “ Fornaci Pedergnaga
6 “ Madonna di Caravaggio” Via Mazzini Pedergnaga
7 “ San Ròc “ Via San Rocco Pedergnaga

Dipinti:
8 “ Crocefisso” Via Mazzini Pedergnaga
9 “ San Zeno” Via V.Veneto Pedergnaga
10 “ Madonna di Caravaggio “ Trignano
11 “ Sacra Famiglia “ Via San Martino Scarpizzolo
12 “ San Francesco “ Vicolo Discilina Oriano
13 “ Madonnina “ Via d.P.Cavalli Oriano
14 “ Madonna di Caravaggio “ Via Orti Cremezzano

Crocifissi:
15 “ Crocefisso ligneo “ Loc.tà Treponti
Edicole votive con statue :
16 “ Immacolata Concezione “ Palasìna Pedergnaga
17 “ Sant’Antonio di Padova “ Casc.Bellavere Scarpizzolo

Chiesette :
18 “ San Carlo “ Via V.Veneto Pedergnaga
19 “ Nosta Signora del Sacro Cuore “ ViaV.Veneto Pedergnaga
20 “ Visitazione di Maria ad Elisabetta “ Trignano
21 “ La Madùnina “ loc.tà “Madùnina”Scarpizzolo
22 “ San Rocco “ Via Mazzini Oriano


Di tutti questi " segni " sul nostro territorio,vi é una documentazione che spazia dalla descrizione del luogo, alla vita dei santi raffigurati, alle tradizioni popolari loro riguardanti, proverbi bresciani e curiosità varie , oltre ad una documentata rassegna fotografica in diapositive sui luoghi devozionali, i dipinti raffigurati , diapositive eseguite da Lorenzo Conti e Alfredo Seccamani .
1“ Santa Maria “ Cascina Passere Cremezzano

Nei pressi di Cascina Passere, é, unica localmente, a ponte sopra il vaso irriguo Trombone, con l’afflusso d’acqua che le dà sembianze veneziane.
I conti Fenaroli, tuttora proprietari, la eressero a ricordo di un congiunto ,per lo scampato pericolo dopo una non precisata battaglia d’inizio del 1700, a lato di un’antica strada , ora scomparsa che collegava Barbariga a Pudiano , vocino al rio Provaglia, che ora ha un ampio guado nei pressi dei resti dell’antico ponte .Negli anni 50 un restauro du voluto dai cremezzanesi per ringaziare degli scampati pericoli dell’ultimo conflitto. I dipinti originali si conservarono fino agli anni 80 , quando un’avventato tentativo di ristrutturazione li distrusse. Il tentativo maldestro di ridipintura ha vistosamente alterato l’originale messaggio pittorico , che, seppur consunto era testimonianza originale dell’epoca e delle motivazioni dell’edificio sacro. Ora le approssimative figure, per nulla conformi agli originali, raffigurano frontalmente la Madonna di Caravaggio; sui lati invece quale monito contro la guerra, sono dipinte armi spezzate e rese innocue, mentre accanto , sono malamente rappresentati l’attentato al papa Giovanni Paolo II, la disgrazia del Pozzo di Vermicino ,e altre simbologie moderne .
Il pavimento e l’altare, rifatto da poco tempo come ex voto da un’artigiano locale , manifestano ordine e pulizia , mantenuti con puntualità e devozione dai “ vicini di casa “ della santella .
Vi troviamo queste iscrizioni:
IRRUENTE -BELLO -UT-MILITES-VICTURE INCOLUMES-REDENTNOB.FAM.FENAROLI-HOC- SACELLUM RESTAURAVIT-
---------
ET FAM. MACCAGNOLA DECORAVIT- ANNO SANTO -VERGINALE -MCMLVI

2 “La Passione “ Brolo a Sud di Cremezzano
In dignitosa solitudine ,isolata nei broli a sud di Cremezzano ,aprotezione dei raccolti che le famiglie ricavavano dai piccoli appezzamenti di terra preziosa.
D’incerta datazione,é patrimonio della famiglia che la custodisce con rispetto mantenendo viva la devozione e la manutenzione .E’ purtroppo, in modo inappropriato, soffocata sul lato est da una cinta muraria a confine di proprietà agricole. Rivolta ad ovest , ha le pareti esterne di mattonia vista , e come accesso due battenti di legno , che chiudono agli sguardi l’interno : uno spazio a pianta quadra .Il tetto , con copertura di coppi, fu rifatto dagli attuali proprietari poco tempo fa .Il soffitto, voltato abotte , é discretamente dipinto e porta al centro una colomba nel mezzo di una nuvola.Un altarino di mattoni, é posto alla base del dipinto centrale, dai colori di tonalità calde , che, pur al riparo da luce ed intemperie , mostra inesorabilmente i segni del tempo Rappresenta il Calvario ,con la croce ove spicca un chiaro INRI.
Il Cristo , di discreta fattura con tracce di nitido colore , é rivolto verso la Madonna , in piedi alla sua sinustra.Sulla destra San Giovanni Evangelista , dai colori più tenui e più tendenti a deteriorarsi.Tutto l’insieme pittorico lascia intuire grande forza espressiva e una buona mano d’artista , che può aver attinto a fonti iconografiche tipiche del rinascimento.

3 “ Madonnina di Caravaggio“ Caselle
E’ posta sullo slargo, ideale piccola piazza di questa tramquilla frazione Caselle, e caratterizza con le sue foforme eleganti e semplici il luogo sul quale si affaccia.
Un canceletto in ferro la salvaguardia , e lascia intravvedere l’interno , che seppur piccolo , é piacevole e risulta invitante allo sguardo per un piccolo omaggio.Incassata nella parte della Cascina , é rivolta verso Est , ed é l’unica nel panorama locale ad avere un dipinto votivo su tela , dal forte valore devozionale , non doisdegnando però un’innata grazia artistica. Salvaguardato da una recente salutare e corretta rinfrescatura pittorica e raccolto in bella cornice centinata , che ben si integra nella nicchia.
Sulle pareti compaiono degli ex -voto, segni tangibili di devozione e ringraziamento per l’accoglimento di espressi desideri popolari, il cui ricordo non si perde lontano,ma che é ancora vivo nella memoria degli abitanti della contrada . Ben curata dalla famiglia Tomasoni , che la considera parte integrante e tastimone della loro storia , di “ antichi originari” ,il cui nome evoca il ricordo di omonime famiglie bergamasche della Val Seriana , lavoratori dalla dura scorza e provetti allevatori di bestiame , diramate da quei luoghi fin dal 1300-1400, in tutta la pianura bresciana contribuendo al suo sviluppo.
4 “ Morti di San Martino “ Trignano
Fino apoco tempo fa , alte piante le facevano da corona ,in isolamento altero e dignitoso dall’alto del vallo su cui poggia .E’ con certezza sede del riposo esamine degli scomparsi dell’antico cimitero di Trignano, e costruita sulle rovine della prima cappella cimiteriale. Da alcuni é indicata anche come santella della peste o del colera , e da s empre considerata ex-voto della popolazione di questa località .per essere scampata ad una grave epidemia di peste colerica nel 1836.
Il nome che le è proprio risale all’antico culto di San Martino esistente in Trignano fin dal 1565.L’entrata ad arco immette in un’ambiente rettangolare , con pavimento in cotto .
Una scritta sulla facciata , documentata dal Prof.Gigi Contratti , ed ora scomparsa , così recitava: “ Il colera devastava le genti , e a quel di Trignano che ai qui sepolti pregavano, riposo perdonava.”
Lo spazio é diviso in due distinte parti: lìaccesso, con tetto ristrutturato malamente mediante longheroni in ferro e travetti; poi c’é l’abside , cui si accede tramite un cancelletto in ferro di linea semplice.Il soffitto a volta , in mattoni ricoperti da calce , protegge un’aula unica e quadrata con un’altarino addossato alla parete sud , sede di miseri resti ossei e sovrastato da un dipinto consunto, di pittore sconosciuto, ma di discreta fattura, raffigurante San Martino.
Un particolare architettonico avulso dal contesto della costruzione religiosa , risulta essere l’aggiunta di poderosa e caratteristica “ passerera” quadrata, sovrastante la parte sud del tetto , e caratterizzata da una trama di numerosi buchi tutti ordinatamente ben allineati sui quattro lati.

5 “San Giovannino “ Fornaci Pedergnaga

Fatta costruire nel primo decennio del secolo scorso, qualche anno prima della grande guerra , dall’allora parroco don Giovanni Camisani , era momentanea sosta ristoratrice sul percorso dei faticosi passi dei lavoranti delle vicine fornaci Valperga, e delle loro mogli che portavano il pasto quaotidiano.Destinata come sosta per I riti rogazionali , che transitandovi e sostando ne valorizzavano la funzione .
Con pianta rettangolare,rivolta ad Ovest, in origine più bassa e raccolta , ha tetto restaurato di recente da appassionati (Operazione Mato Grosso) che le conferisce un aspetto più slanciato.
Tale copertura sovrasta due distinte aree: quella anteriore risulta essere un piccolo portico sorretto frontalmente da due pilastri in mattoni , con muro -panca verso nord.
Il portico , esile riparo dalle intemperie, imette all’interno dell’area della santella , di pianta quadrata con piccola nicchia su cui compaiono poche tracce di colore raffigurante SanGiovanniBattista bambino, e una percepibile scritta sopra la nicchia : “ Iste puer magnus coram domino “ (Grande questo bimbo agli occhi di Dio ). Fino a circa il 1965, tutt’intorno facevano corona campi coltivati a vite, meta di incursioni giovanili per cogliere anche furtivamente I doci grappoli che maturavano al sole , mentre d’estate, una “ melonera “ contribuiva a rendere frequentato tale luogo.

6 “Madonna di Caravaggio” Via Mazzini Pedergnaga

Pur nel cuore del paese, ne é impedita la vista ai viandanti perchè situata in un cortile privato. Fu costruita tra il 1849-1950 con parte del materiale proveniente dal crollo del soffitto della chiesa madre di Pedergnaga appena terminata nel 1848, e crollata “ la notte seguente l’inaugurazione con recita di vespri ” .
Voluta su una proprietà famigliare da Don Luigi Bonini, economo spirituale pro-tempore dopo il defunto Don Comincioli, fu dedicata alla Madonna di Caravaggio come voto per propiziarsi la protezione da altre sventure. Tre dipinti caratterizzano l’interno, definendone l’oggetto della devozione .
I dipinti ancora in buono stato di conservazione , sono però incompleti , benchè salvati dalla scrostatura dei muri perimetrali effettuata anni orsono : Il dipinto sopra l’altarino particolarmente sbrecciato nella parte sottostante , raffigura la Madonna diCaravaggio , con sfondo che richiama , pur con variazioni , la nuova facciata della chiesa di S.Maria Nascente del Tadini e l’attiguo campanile .Sul lato destro é dipinto San Domenico , forte promotore della recita del rosario ; la serie pittorica è completata sulla sinistra da San Francesco nell’atto del ricevimento delle stigmate .Meta di processioni r recite del rosario nei mesi di maggio fino agli anni 60 , dal 1980 è ricoperta con rivestimento ad alta concentrazione di cemento , inadeguato per una corretta traspirazione muraria.

7 “San Ròc “ Via San Rocco Pedergnaga

Dal fondo della via dedicata a San Rocco, é collegata idealmente con la chiesa di Pedergnaga, Santa Maria Nascente. Ha attorno campi fertili e un avvallamento alberato verso Ovest E’ ancora in buono stato con a copertura in calcestruzzo che la protegge , Sottoposta alla cura dei contradaioli, non solo per la sera del 16 Agosto festa del Santo , che la vede oggetto d’una partecipata, tradizionale messa serale . Indicata come Santella di San Ròc , seppure da sempre “ in condominio” con San Fermo . Dalla facciata rivolta a Nord , dal portale a lunetta si accede a un’area retangolare ; sulla parete frontale , a sud, una Madonna seduta col Bimbo in grembo : I dipinti sono stati rinfrescati neglia anni 40 dalla maestra Ninì Marconi e grazie alla devozione popolare popolare per SanRocco e Fermo , riconosciuti protettori di antichi culti contadini . A sinistra San Fermo,di cui si dice fosse stato soldato di rango agli ordini di CarloMagno, rappresentato in divisa militare,con palma in mano su sfondo di un paesaggio bucolico nel quale animali s’abbeverano al pascolo.
Sulla destra, fra numerosi ex-voto,San Rocco,con l’attributo delle conchiglie, segno istintivo del pellegrinaggio a Santiago de Compostela , e aRoma: la conchiglia “capasanta “, era infatti il mezzo per attingere acqua dalle sorgenti, mentre il bordone , era il ricurvo bastone dei pellegrini, al quale si appendeva la zucca per l’acqua infine il mantello da pellegrino, il sarrochino, è aperto sulla gamba per far intravedere un bubbone pestilenziale, ed ai suoi piedi l’imancabile cagnolino , che gli portò il pane quando era malato sul fiume Trebbia .

8 “Crocefisso” Via Mazzini Pedergnaga

Solo un’intuizione supportata da fervida fanatsia artistica, riesce a ridecifrare la tensione di questo frammento pittorico , che rappresentaun Cristo in croce sulla parete rivolta a sud di Via Mazzini, stemperato dal velo distruttivo del tempo e delle sue intemperanze atmosferiche, abbandonato a se stesso dagli uomini, quello che vigila sul distratto viavai di gente e cose . Era per chi lo rispolvera in anfratti della memoria, pregevole opera pittorica , ricca di un significato immediatamente percepibile . Ridotto ora solo a fantama pittorico , é presenza svilita. I resti di quello che era un lumino sopra il dipinto , testimoniano che il dipinto veniva illuminato per renderlo ben percepibile anche nelle sere ed indicarlo come presenza viva , vigilante e protettiva sulle cose della vita e I passi degli abitanti.
L’iscrizione inferiore recita in latino “ AVE SPES UNICA “

9 “San Zeno” Via V.Veneto Pedergnaga
Appoggiara in una nicchia sui muri perimetrali di una cascina , solo da poco riattata, è stata casualmente risparmiata da un’avventata intonacatura : La sua posizione rivolta ad Ovest senza alcuna protezione , ha avuto nelle intemperie , nel sole cocente , e nella dimenticanza degli uomini i suoi più distruttivi elementi, seppur il santo raffigurato è stato patrono di Pedergnaga ed i riti in suo onore sono stati rinnovati fino a pochi annifa .D’impatto visivo difficile , è un rediduato d’arte muraria perso ad ogni suo possibile rispettoso recupero , seppur con attenzione si intravedono e contorni della figura e tratti di colore ancora vivi solo in determinati punti che fanno intuire la certa qualità di ciò che era .

10 “Madonna di Caravaggio“ Trignano

Il dipinto rimane quasi nascosto alla vista di chi transita ed è posto dirimpetto alla chiesetta cinquecentesca della Visitazione di Maria ad Elisabetta dando al’insieme maggior rilievo complessivo : incastonato in una corposa cornice in muratura che lo racchiude , e ciò che rimane di quello ce mani antiche vollero fosse volto e immagine di una devozione per la Madonna di Caravaggio
La lettura del dipinto é di difficile percezione , ma il tutto è d’impatto emotivo piacevole e quantomeno tutto quanto resta alla vista, sarà salvaguardato dagli attuali proprietari che eviteranno insensate distruzioni. Un suo recupero conferirebbe una piacevole sorpresa .....


11 “Sacra Famiglia “ Via San Martino Scarpizzolo

Una dei più dimenticati dipinti di Scarpizzolo , posto sullla parete Nord di antica Cascina nel centro del paese , luogo ormai da anni disabitato e reso decrepito .Posizionata piuttosto alta rispeto al piano stradale , causa anche un vicolo stretto, Via San Martino, su cui poneva il suo sguardo, il dipinto di discrete dimensioni , ha la parte superiore terminante con una lunetta semicircolare e i colori evanescenti fanno solo intuire i contorni sbiaditi che delineano la forma di una Sacra Famiglia , con una Madonna genuflessa e pregante il Bambino in fasce ai suoi piedi , e un San Giuseppe in piedi ,in attenta sorveglianza , vi é una piccola scritta indecifrabile nella parte inferiore .E’ posizionata in un vicolo, intitolato,come risulta dal catasto Napoleonico a un certo San Defendente , “ Santo Defendente del quale non si ha niuna historia et si dipinge un huomo armato in piedi “ (Archivio Diocesi Milano sez.XIV vol.67-f.47r.),

12 “San Francesco “ Vicolo Discilina Oriano

E’ il più indecifrabile dipinto del paese : nulla di certo e documenttabile è giunto fino a noi sulla sua corretta attribuzione .E’ situato sulla parete rivolta a Est di una costruzione che ampiamente riattata , sorge ove vi era un “ convento “ o sede di un’antica confraternita di Disciplini.L’esistenza della Disciplina è accertata fin dal 1565 , quando il vescovo Bollani negli atti della sua visita scrive : !” Ha 13 confratelli maschi , e 22 donne ed ha I suoi ordini “ , e le sue “ regole comprobate “ ( canonicamente erette ) sono confermate dai decreti del 1581 di San Carlo Borromeo , che ne aveva constatato l’esistenza durante la “ sua “ visita nel 1580.
San Rocco era il riferimentodi culto dei disciplini di Oriano : vestivano una tunica bianca di loino , da esibire nelle feste , con una mantellina violacea simile ad un sarrochino ; tipico indumento dei pellegrini che si recavano a Roma e a Santiago DeCompostela .
I riti processionali dei disciplini di Oriano , praticati fino agli anni 1930 , e quindi estinti , sono splendidamente descritti da Mario Apollonio nel romanzo Intermezzo.
Il santo raffigurato sulla parete ,tuttavia , come rivelano con evidenza i dettagli iconografici , é certamente S.Francesco nell’atto di ricevere le stigmate .
Impercettibile traccia di una scritta alla base dell’immagine é quanto resta di una dedicazione al santo , o una preghiera .

13 “Madonnina “ Via d.P.Cavalli Oriano

E’ posta in un porticato privasto e nagata all vista dei passanti da consistente portone in legno , divenendo così protettrice privata di antica famiglia di Oriano , che sanno dare ospitalità cordiale e protezione a chiunque calca il loro selciato.
Dipinta negli anni 1930 da un Artemio Uberti , genuino e schietto novello pittore che misurandosi con se stesso , dà volto e immagine a Maria .Rinfrescato in seguito da Giuseppe Uberti è giunta fino a noi, ma un’avventata ritinteggiatura della parete ne ha danneggiato la patina superficiale e i bordi laterali coprendo la scritta sottostante , ora impercettibile : “ Ave Maria” .

14 “Madonna di Caravaggio “ Via Orti Cremezzano

Solo una luce solare fa intuire i resti di questo frammento pittorico che addossato a muri consunti guarda a Nord sui fertili campi di Cremezzano.
Colori che si intuiscono forti e accentuati a che non rendono ora l’antico splendore di ciò che era una raffigurazione della Madonna di Caravaggio, che è ora in inarrestabile acuito degrado.
Nessun scritto ci rende edotti sulla sua realizzazione , presumibilmente realizzata dai passati proprietari cone voto famigliare edel tutto personale .



15 “ Crocefisso ligneo “ Loc.tà Treponti
E’ il primo inconfondibile segno d’antica devozione all’entrata nelle nostre contrade :Sul punto d’incontro tra via Quinzanese e strada per Manercbio, antichi decumani e cardi romano, punto ora designato “ Treponti “, limite territoriale con Verolanuova e trada per San Paolo. Un segno antico che vigila sul transito e accoglie da tempo immemore I viandanti che giungono in queste contrade , é ora spettatore della frenesia di moltitudini di asfittici veicoli, e impotente testimone di troppi incidenti che tragicamente caratterizzano il luogo. La sua sagoma si percepisce da lontano e caratterizza con il suo profilo il crocicchio: é invito concreto a porre attenzione al proprio cammino, sul quale pone la sua silenziosa protezione.
Il crocifisso ligneo, di pregevole fattura , ricorda le croci della Val Gardena .Non è facilmente databile : é certo opera di sconosciuto ma abile artigiano, e rappresenta un Cristo espressivo nella sofferenza della croce.
E’ sempre adornato di fiori omaggio di devoti.
Il Crocefisso fu fatto segno di un’incolsulta offesa da parte di gradassi , che lo colpirono col fucile alla spalla sinistra: L’autore dello sparo , poco dopo , restava a sua volta vittima di un fatto d’arme in paese . Ciò si ritenne consequenziale alla vecchia offesa,lasciando segno profondo anche nell’immaginario popolare.

16 “Immacolata Concezione “ Palasìna Pedergnaga

Rivolta ad Est , vede il sorgere del sole addossata alla parete dell’antica “ Palasìna “ alta rispetto al piano , incassata in una nicchia .
La dedicazione , nella devozione degli abitanti del luogo , è per la ,Madonna di Lourdes, e propriamente l’Immacolata Concezione , la statua sostituisce quello che era un antico dipinto , sempre con le stesse dedicazioni , dal 1909 , integrato nella costruzione.
Tempo ed intemperie ridussero negli anni 40 , ildipinto in condizioni pietose , tali da renderne problematico un suo recupero.
Ricavata la nicchia , la statua fu realizzata dalla maestra Ninì Marconi , che dimostrò perizia e bravura nel dare forma e sembianze all’intuizione di fede, rispettosa dell’iconografia giunta a noi dalla Madonna di Lourdes. La decorazioe fu eseguita dai proprietari stessi , dalla forte e riconosciuta devozione. Da sempre proprietà dei Bonini , conserva con questa famiglia un profondo vincolo di devozione . Un vincolo che nonna Orsola Carlini ( classe 1902) con freschezza mentale e profonda saggezza ci ha raccontato , qualche tempo prima della sua serena dipartita , in ogni particolare; e il nostro attento ascoltare ridiventa come per incanto un ritornar bambini .

17 “Sant’Antonio di Padova “ Casc.Bellavere Scarpizzolo

E’ al limite Nord del territorio di San Paolo in un’antica cascina posta in quello che era un “ Bosco forte“, ormai scomparso. La statua del Santo che ha fra le braccia un Gesù Bambino , è di buona fattura e ben mantenuta; posta proprio alla destra dell’entrata della defilata cascina Bellavere , di cui é anfitrione e sentinella silenziosa , accoglie coloro che giungono da Scarpizzolo.
La cura dei proprietari della cascina , e una adeguata copertura della nicchia , hanno salvaguardato la struttura in gesso, ultimamente rinfrescata da una patina di forte colore , mentre una grata leggera la protegge dal mondo esterno. Un cero acceso non manca mai . La nicchia é parte integrante della cascina , costruita da certi Bertolini negli anni inizio ottocento, su presistente insediamento, memore di un passato che possiamo tentare di immaginare, dato il luogo,dal nome di derivazione celtica “ Bel -aer ” carico di misteri. Il Santo, col bambinello sulle braccia e il giglio in mano , é devozionalmente ritenuto Sant’Antonio da Padova, ed utilizzato anche in funzione protettrice degli animali, funzione questa più propria dell’altro Antonio, l’Abate . Luogo di antiche processioni rogazionali, che da Scarpizzolo ,attraverso sentieri minori e la strada per Brescia allora sterrata, giungevano sul posto cariche di preghiere e di richieste di protezione.



Chiesette :
18 “ Chiesa di San Carlo “ Via V.Veneto Pedergnaga

Le memorie storiche spesso tramandano ricordi velati , tali da confondere un nonsochè di misterioso , ed il credercidiventa l’accettazione di un qualcosa che pur non avendo salde certezze , non vuole smentire ciò che giunge a noi. E’ anche per un affettuoso ricordo giovanile, di quel tempo sereno che ci vedeva ingenuamente rincorrerci fra i condidi pilastri della sua facciata , nel frenetico gioco dei “ quater cantù dè la cisùlina “. La “ cisulina “ é la Chiesetta di San Carlo in Pedergnaga , misconosciuta e quasi dimenticata testimone delle vicende del paese la cui dedicazione a San Carlo Borromeo, risale a tempi remoti, dopo un periodo di dedicazione momentanea inizio novecento a San Luigi.
Le notizie storiche sulla sua origine sono alquanto nebulose , di difficile verifica e collocazione storica.
E’ ipotizzabile una sua datazione dopo il 1580, eretta in onore di San Carlo dopo la sua visita pastorale , oppure dopo la pestre del 1630.E’ comunque certa la sua funzione di chiesetta del cimitero di Pedergnaga rimasto funzionante fino al 181, e poi eliminato in base agli editti Napoleonici , tesi avvalorata anche da ritrovamenti messi in luce dagli scavi effettuati tra il 1945 e il 1950Il protiro al quale si accede tramite alcuni gradini , é di forte richiamo classico , e seppur raccolto , viene notevolmente sclanciato da una doppia fila di bianche colonne tuscaniche che conferiscono eleganza formale e una certa importanza a tutto l’insieme , che fa accedere all’interno della chiesetta che si offre al visitatore ad una sola campata con spazio vivibile rettangolare.
Elemento questo del frontale , quasi certamente ripreso dal Fadini,seppur in maniera diversa per la realizzazione del frontale della nuova parrocchiale diSanta Maria Nascente , posta alle sue spalle.
Il suo spazio interno, divenne sede oratoriale dal 1882, quando il nuovo parroco don Gabriele Camisani , concretizzòl’idea di formare la “ compagnia di San Luigi “ e di celebrare una festa in suo onore dedicandogli la chiesetta , che si arricchì dapprima di una statua del santo al cui pagamento della somma di £. 56 , concorsero gli stessi giovani mediante “ una piccola moneta ogni domenica “, statua “ acquistata da Don Laziardi di Brescia e collocata su di un tronetto fatto preparare da Giuseppe Lazzaroni, falegname del paese e dipinta da Giuseppe Uberti “ per £.14 ” .
Successivamente fu addobbata da un vessillo che DonG.Camisani volle progettare, con un’amico , Leonardo Nava di Milano, e che una ditta milanese , per l’importo di £.140 preparò il “ vessillo in seta blu, gallonato d0oro a mordente fino, recante da un lato l’effige di San Luigi ,e dall’altro quelladi San Filippo”.
Dalla fondazione dell’oratorio e fino all’arrivo delle suore del 1904 che si stabilirono nella casa Spalenza di fronte alla canonica , la funzione della chiesetta , divenne spazio seppur ridotto per ospitare anche l’oratorio femminile che andava prendendo forma e consistenza, e che per addobbare l’interno si fornì anch’esso di uno stendardo “ acquistato dalle suore Canossiane di Brescia , in raso bianco ricamato in oro fino, recante da un lato l’immagine diMaria Immacolata che protegge le sue Figlie , e dal’altro l’effige di Sant’Angela Merici , speciale patrona della gioventù femminile bresciana , e costato la cifra di £ 150.”
La chiesa si presenta all’interno con una sola aula sovrastata da una campata con soffitto arcuato con tracce didipinti, e seppur di modeste dimensioni conserva un certo fascino fatto di semplicità estrema , etale da essere utilizzata dal 1950 come pseudo grotta di apparizioni Mariame con ingombrante scenografia fittizia di cartapesta che copriva l’intera abside .
Successivamente fruita come sala per catechismo fino al 1960, e da allora non più utilizzata e lasciata in evidente stato di abbandono e degrado.Nella parte centrale del pavimento , un’apertura , dalla quale emergono resti di una scala di legno , porta ad una cripta, probabilmente in passato usata come mortuaria, luogo interessante quanto avvolta da mistero. Cripta al cui centro , posto su una colonna in mattoni ,i resti di gesso di quella che può sembrare un’edicola votiva , oppure un vecchio tabernacolo.
Ed é in questa cripta,nei cui muri perimetrali esistono vari interventi murali , che ha alimentato notizie infarcite di mistero su intricati e fantastici cunicoli , che ancora oggi qualcuno sostiene di aver percorso e visto ingombri di miseri resti umani e frammenti consunti di armature. Questi cunicoli con direzione Oriano e Scarpizzolo, improbabili per la verità, sarebbero stati veicoli di misteriose comunicazioni fra i signorotti di allora lontane da occhi indiscreti e pericoli di un tempo che fù.
Ora il provvidenziale restauro esterno e del tetto, offerto a alcune famiglie locali, dovrebbe salvaguardarla , anche se la cripta, con uno sciagurato intervento è stata completamente e stupidamente riempita con materiale di scarto negandone così di fatto la vista e il suo utilizzo.

18 “ Nostra Signora del Sacro Cuore “ Via V.Veneto Pedergnaga

Chi non si ricorda l’altera bellezza che fu un tempo questa diroccata e pericolante chiesa ? Ultima propagine inglobata nel complesso che fu la scuola materna delle suore del Sacro Cuore , teatro dei nostri primi approcci alla socialità esplicata con timidi contatti con gli altri.
Vi si accede dal fondo di un vicolo, ed il suo frontale appare improvisamente con ampio portone su cui compare la scritta “ Venite a me Omnes “ e sopra questa un’edicola rettangolare con i resti di un dipinto ove s’intravede un Cristo seduto con fare benedicente verso un gruppo di figure sulla sinistra - all’apparenza un gruppo di bambini, un dipinto simile, ma non ovviamente in questo stato, si trova nella seconda campata di sinistra del Duomo di Brescia . L’interno, appena gli occhi percepiscono nella tenue luce i contorni dello scempio che vi regna, e superato il disagio dei ricordi della memoria giovanile che riemergono, consente di muoversi in un camminamento tra informi masse di escrementi di colombacci che l’hanno scelta a loro stabile dimora . Entrati ci si trova un soppalco sulla testa, sede dell’organo ora distrutto e a cui si accede tramite un’ardita scaletta ricavata a sbalzo nel muro laterale sinistro.
Sopra il soppalco una scritta ” LAUDATE PUERI DOMINUM “ ( LODATE FANCIULLI IL SIGNORE ) con grosse lettere dorate campeggia ad arco su uno sfondo azzurro tempestato di stelle, scritta che individuava la sua principale funzione di servizio all’annesso asilo infantile, e chiesa oratoriale . Il tetto arcuato che copre un’aula a campata unica è caratterizzato da travetti che formano quadrotti con rosoni in gesso( e paglia ) e dipinti , é sbrecciato e rovinato in più punti. Il pavimento in frantumi rialzato dava accesso alla zona absidale a forma semicircolare, che ha centralmente, in alto, una profonda nicchia , su cui riferiremo più avanti, mentre ai lati dell’abside due eleganti finestre con verti a quadretti dipinti con simboli religiosi , che davano prestigio ed eleganza al tutto, facendola apparire, col sole del tramonto che proiettava figure multicolorate, artisticamente colorate. Le pareti sono caratterizzate da alte finestre e da nicchie incavate , mentre sulla destra , una grata traforata in legno, consentiva alle suore del vicino asilo , di assistere alle funzioni lontane da sguardi indiscreti: sui fianchi dell’abside,due eleganti soppalchi con ringhiera in legni erano posti su due stanzette laterali di servizio ora ridotte a ruderi pericolanti .
La chiesa, eretta nel 1911 per volontà dell’allora parroco Don Gabriele Camisani ad integrazione al già esistente oratorio, è posta sul lato a sera dello spiazzo della ricreazione , è dedicata a Nostra Signora del SacroCuore e curata nel disegno e nell’esecuzione da Don Giovanni Camisani , curato e nipote del parroco.
Come nell’edificazione di precedenti opere parrocchiali anche in questa la popolazione, ed i giovani , fecero a gara per prestare la loro collaborazione . In un prezioso editoriale del 1953 Don MarioDelalio , annota: “ Il sigValperta ,proprietariodelle fornaci di laterizi , mise a disposizione la maggior parte del materiale , mentre i lavori furono eseguiti altre che da Don Giovanni ,dal capomastro Giuseppe Moggia ; il sabato 28 ottobre ,il Rev.Prevosto di San Lorenzo in Brescia , Domenico Pedercini , dietro delegazione Vescovile , benediceva solennemente la nuova chiesa , assistito da parecchi sacerdoti e chierici con larga partecipazione popolare : Il giorno seguente , si trasferirono dalla parrocchiale alla nuova chiesa , le statue dei Santi Filippo, Luigi , e Domenichino.San Filippo fu collocato in una nicchia sovrastante la porta prospicente il cortile “. Questo simulacro,nel 1922,III°cent.rio della canonizzazione del Santo,fu sostituito con un nuovo gruppo:San Filippo che consegna ad un giovinetto un candido giglio, e simmetrica alla statua del protettore della gioventù maschile, fu posta quella di Sant’Angela Merici patrona della gioventù femminile. Sotto la mensa dell’altare fu posto San Domenichino, il piccolo chierichetto di Saragozza, che sugellò col sangue la sua fede , ritratto in una statua di legno, rivestito in bianca cotta e dalla talare paonazza, chiuso in un’urna di cristallo. Nell’abside a forma di nicchia, fu in seguito collocato un gruppo ligneo di tre statue:al centro N:S.del SacroCuore, a destra San luigi, in costume di paggio spagnolo, a sinistra Sant’Agnese. Ultimamente nella stanza della sacrestia di destra era posto il Cristo morto in un’urna di cristallo. Nella parte sud, inglobata dell’abside una torre a pianta quadrata che si slancia verso l’alto con segni di ormai deturpata eleganza , ormai priva delle campane , ma che fa evocare rintocchi di suoni ovattati nei ricordi .
La torre eretta nel 1923-24 ospitava tre squillanti campane acquistate dal M:R: Parroco .di Fiumicello , Brescia e rifuse dalla ditta Vincenzo d’Adda di Crema, e il giorno 8 settembre 1924 Mons.Bongiorni si compiaceva di consacrarle, mentre negli anni della guerra due campane vennero mestamente calate ; nel 1948 ne furono acquistate altre due, ma ne rimase una sola in solitudine fino agli anni 1990 per

19 “ sparire misteriosamente “ .

20 “ Visitazione di Maria ad Elisabetta “ Trignano

Lo spiazzo erboso che la circonda, regala un aspetto di tranquilla serenità a questa chiesetta posta ora in ambiente privato ricco di antica eleganza e benessere, che gli ultimi proprietari hanno inopinatamente frazionato, togliendo così facino globale al palazzo sito in contrada Trignano. La posizione attuale, se le consente d’esserquanto meno non depredata, e matenuta accudita diviene il suo limite: inglobata in uno spazio cinto, gli è stato tolto quel fascino di libertà e sua naturale funzione di riparo a coloro transitavano sulla via per una rigenerante sosta. La sua facciata esposta ad Ovest, si presenta dignitosa, e da qui si accede all’interno ad aula unica, che ospita due file di panche in legno che fronteggiano la zona absidale .
Abside semicircolare diviso in spicchi simmetrici uniti al vertice , che ospita un malconcio gruppo ligneo , contenente un’altare con riporti in rilievo florescenti e dipinti in tenui colori .
Sul piano dell’altare un riporto di marmo , con altro riporto d’altro marmo venato , forse un qualche segno alla sua costituzione , risalente agli anni che vanno dal 1400, al 1500, sicuramente su preesistente atra chiesetta e/o santella . Sui muri perimetrali dell’aula le rappresentazioni di una via crucis dalle semplici fatture , vivacizzano le scarne pareti. Una porticina sul lato destro porta a quella che è divenuta una piccola sacrestia , spazio ricavato con tettoia spiovente su antico , intuibile portichetto esterno a loggetta ad archi in mattoni , ecollegato a questo da angusta nicchia con la scaletta che porta sull’attiguo piccolo campanile. Campanile che pur svettando fra I tetti attigui è da questi limitato agli sguardi lontani , ed è privato della campanella .i cui rintocchi erano udibili fino agli anni “ 50.
E’ la sua storia consistentemente ricca di eventi documentati, da atti, legati , lettere, che testimoniano dei fatti e della sua presenza in questo piccolo villaggio decentrato dal grande traffico ma ricco di testimonianze e con la sua particolare storia fatta di semplicità e operosità contadina della sua gente. Una testimonianza certa ci perviene dagli atti della visita del Vescovo Bollani del 1565 , ove troviamo :
“Ecclesia Trignani visitata non fuit quia tota inventa fuit derelicta et Rev. Episc. Mandavit informationes assumi , ut in actis , et ecclesia est sub titulo S. Martini”.
Solo verso la fine del 1500 , sui ruderi rimasti venne riedificata una nuova chiesetta ,da ora dedicata all’Annunciata prima e allaVisitazione in seguito.
Primo proprietario , alla fine del 1500, lattanzio Fenarolo come da “ legato Bargnani del 1595 “ che “lascia allo Spedale di Brescia , con obbligo di contribuire £. 100, al comune di Trignano per far celebrare ogni anno una messa quotidiana nella chiesetta”.
In un atto del 1658 , della Curia Eiscopalis Brixiae era chiesetta in stretto collegamento conla chiesa madre di Pedergnaga con assegnato il titolo titolo che venne molto più tardi , nel 1905, modificato con di “ Oratorio Beata Virgin Maria ecclesia subj loci “ Trignani ““ Visitazione diSanta Maria ad Elisabetta , ed in quel periodo utilizzata per messe dal parroco Don Gabriele Camisani .
Un lungo carteggio in originale che abbiamo potuto avere documenta dal 1850 la sua storia anche con contrasti, fra il Conte Venceslao Albani,e i parroci di allora , primo fra tutti Don Antonio Fiuschi del quale é giunta fino a noi fitta e contrastata corrispondenza. Il Conte Albani , beramasco , che ha sposato Clarina Martinengo, e la cui famiglia é diventata proprietaria del casato di Trignano e della annessa chiesetta , vende la stessa , per problemi finanziari , ai Sig.ri Lazzaroni Luigi fu Giuseppe nel 7 settembre 1865, come risulta dall’atto notarile redatto dal Regio Archivio Notarile in Bergamo N°428.
Piccole diatribe per difetti m di pagamenti in base al lascito Bargnani , fra l’Ospedale di Brescia che ne vorrebbe la soppressione e la Curia , caratterizzano vicende di questa chiesa che viene di volta in volta autorizzata, come nel 1905 : “ Datum Romae ex aedibus eiusdem S.Congregationis die 5 Jannuari 1910 “ all’uso di “ sanctum Missae sacrificium celebretur, cibovis clavis custodiatur , lampas ante Ssmum Sacramentum diu noctuque collucescal et sacrae species frequenter luxta rubricas renoventur , Praesetibus valutis ad quiquennium” .
Mons. Giacinto Gaggia, Vescovo di Brescia con uno scritto, il 6 Febbraio 1915, dice “ Precibus fuis in Domino annuentes,ut in ecclesia subj loci Trignano , per Religiosus in Domino ea facultate pollentum erigantur et benedicantus Stationem Viae Crucis licentiam concedimus eum etian in finem ut indulgentiae a Summis Pontificibus hulusmodi pio Esercitio concessae, acquiri possit”, concedendo di fatto l’installazione el’utilizzo di una via crucis , le cui tavolette dipinte con toni naif , sono ancora visibili e ben tenute.

21 “ La Madùnina “ loc.tà “Madonnina”Scarpizzolo

E’ fra tutte, quella che ha visto di certo il maggior transito davanti ad essa, dapprima i lenti e tranquilli viandanti , ora i frenetici quanto distratti automobilisti.
Defilata dal borgo,posta a cavalcioni delle strade, una che taglia da Est-Ovest il territorio, l’altra perpendicolare da Sud a Nord, vicino ad una ex stazione di sosta con osteria dalla storia antica.
Un approdo sicuro per i viandanti di allora che nel santuario, sperduto nella pianura , fra rogge profonde e file di gelsi e pioppi, sotto il sole cocente dei giorni estivi, o sotto la neve dei freddi invernali, nelle notti cupe, vedevano un luogo sospirato e rassicurante, ove chiedere protezione e incolumità dall’incerto viaggio.
Viaggi che per i passanti di allora che si facevano a piedi i lunghi chilometri verso Brecia O Cremona , era ad alto rischio , essendo divenuta teatro , in località “ Ponte rosso “ sullo Strone per alcuni periodi , ideale luogo di assalti banditeschi.
Nel 1525 la famiglia Maggi , ottenne il patronato sulla parrocchia di S.Zenone , ed é ai Maggi che si deve in gran parte il rilancio della parrocchia di Scarpizzolo
Fu in particolare il nobile Scipione Maggi nel 1525, che si ritiene, contribuì sostanziosamente alla costruzione dell’oratorio campestre di Santa Maria ( la Madonnina ) ed é molto probabile che si debba alla sua benemerita famiglia , più che ai Martinengo o ad altri , se anche la parrocchiale intitolata a S.Zenone fu nello stesso tempo edificata , in luogo di un edificio preesistente , ma di più contenute dimensioni : quel “ Lazzaretto” ,come è popolarmente designato , con annesso cimitero , sorto molti anni prima a seguito della peste sulla scarpata del Laghetto formato dallo Strone
Notizie sulla sua esistenza le ritroviamo nel 1565,ed è il Vescovo Bollani che ne certifica l’esistenza come “ sub titulo Divae Mariae campestris, in qua celebratur singulis solenmitatibus S.Mariae, “ e presso la quale costituì “ Libros necessarios ad exercedam curam animarum.”
Si può ritenere che vi si fermò, e vi pregò S.Carlo Borromeo durante la sua visita apostolica alla diocesi di Brescia, nell’ itinerario che da Pedergnaga , Scarpizzolo, lo portò a Cadignano.
Il 22 settembre 1580, ed in tale visita viene riportata la sua esistenza come “Oratorio campestre Santa Maria “con un proprio altare dedicato a San Defendente, altare su cui il rettore della parrocchia , interrogato dall’arcivescovo assicurò di celebrare in detta chiesetta , tutte le solennità appropriate.
Con la facciata rivolta a Ovest , perpendicolare alla strada che conduce al centro di Scarpizzolo, si accede alll’interno tramite portoncino centrale che fa accedere ad uno spazio ad aula unica , divisa dalla zona absidale da un gradino e da due file di balaustra di marmo. Lateralmente pareti di colore uniforme ma senza dipinti, sopra le quali sei lunette semicircolari, filtrano le luci del tempo, illuminando un tetto ad una navata con archi convergenti al centro.
Le prime due arcate, dipinte con colori tenui ed uniformi, mentre la parte sull’altare è dipinta con colori vivaci con cielo stellato con angelie preceduta da una scritta centrale “ ROSA MISTICA “ .
Numerosi angeli festanti dipinti pure sulla luminosa lunetta centrale dell’abside piano con una scritta
“ QUASI ROSA IN JERICO ET CYPRESSUS IN MONTE SION “
Centralmente una nicchia protetta da vetro racchiude la statua della “ MADONNA della ROSA “ , di buona fattura che rappresentta la Madonna seduta, che tiene sulle destra un paffuto Gesù in piedi . In anni recenti é stata soggetta ad un furto che ne ha spogliato l’arredo, e asportato I lampadari centrali e laterali originali.
La chiesa attuale risale al 1926 ( col contributo del proprietario del sito certo Lanzani Paolo , e con certe concessioni avute dal Vescovo diCremona ), e sostituisce la più antica precedente chiesetta, la cui demolizione portò alla luce , sotto l’intonaco della mensa dell’altar maggiore, anche la data presumibile della sua costruzione , nell’iscrizione non del tutto decifrabilee: “ Hoc op.f.f. Petrus de Zanarutis et Antonius del Luchias et Andreas et Pa....die 12 junii 1515 ” costoro probabili signori del posto , oppure dirigenti di una disciplina , o qualche altra Confraternita consimile , e la sua edificazione esercitò per quattro secoli sulla strada solitaria la sua missione di fede e pietà.
Sul lungo rettilineo Dello -Quinzano , in mezzo allle rogge profonde e agli alberi alti che fiancheggiavano la strada resa paurosa di giorno e di notte perché nessuna casa rustica si affaccia su di essa a rompere la monotona solitudine , il viandante di allora , guardava con senso di fiducia a questa piccola chiesa disadorna , ove innalzava preghiere per un buon viaggio , e l’implorazione per l’incolumità del suo cammino.
Sotto il rozzo porticato che stava a cavalcioni sulla strada, sostavano a a lungo , come a luogo di riposo, i carrettieri della Bassa Bresciana che davanti alla porta socchiusa del tempietto davano tregua alla bestemmia ed alle imprecazioni , per cogliere un istante di vita dello spirito a implorare pietà , soffermandosi a leggere le iscrizioni in latino ed italiano , che ricordavano echi di battaglie lontane.
Per la sua costruzione é probabile un sostanzioso contributo sia dovuto alla nobile famiglia Maggi , in particolare la Nob.Scipione , che nel 1525 otteneva il patronato sulla parrocchia di Scarpizzolo , tanto più che é ai Maggi che si deve in gran parte il rilancio della parrocchia di San Zenone in Scarpizzolo per cui nel 1533 il vicario generale del Card.Duranti , vescovo di Brescia confermava loro il diritto di patronato che poi passò ai conti Martinengo Colleoni Caprioli e Calini .
La chiesa abbattuta era comunque quasi dozzinale , impiastricciata di tinte molto paesane e disadorna . Con un’abside semicircolare , con al centro una nicchia accogliente una statua della Madonna col Bambino seduta sul trono; la statua in legno dipinta in vari colori , ha un sapore arcaico che l’avvicina a quelle sculture in legno , che numerosi artisti bresciani del 400, ( i Torelli , e Zamara di Chiari e Murari di Brescia ) hanno diffuso nelle chiese Bresciane.
Quella di Scarpizzolo ha molti tratti di somiglianza a quella della Madonna della Stella di Bagnolo Mella , opera dello scultore Zamara Antonio vissuto a cavallo del Quattrocento e Cinquecento.
“ Madonnina “ è nella denominazione comune o” Madonna della strada , o dello Stradone “ anche se ufficialmente le fu dato il titolo di” Madonna della Rosa “ , attorno alla quale il popolo non mancò di ricamarvi attorno gentili leggende e miracoli.
Una tradizione popolare vuole che un giorno la Vergine fosse apparsa con una rosa in mano su di un albero , ad una contadina di Scarpizzolo che all’istante riacquistò la vista e che il tronco dell’albero fosse poi stato rinchiuso nel muro della chiesetta.
Nelle discussioni dei viandanti di allora dovevano giungere gli echi di lontani avvenimenti , come nel 1733, echi di una guerra la cuiansia fu fissata in una lapide dettata dall’allora Parroco il bergamasco Don Francesco Maitinati (1726-1751) con i seguenti distici latini :
“ Totus in arma riut mundus cladesque minatur-Marte sonant urbes ruraque Marte sonant- Porrige tu dexteram et tantos compesce furores Numinis aeterni Filia Sponsa Parens”
Ex devot.Fr. Maitinati rect.1733”
Affissa all’interno , sopra la porta del tempio così recita
“ Bolle ovunque il furor , strage minaccia - E i campi e le città Marte scopmpiglia - Con la destra frenar l’ira ti piaccia - Madre del Nume , sposa insieme e Figlia “
Il parroco affidava così alla Madonna il suo gregge e i viandanti , ed egli stesso volle essere sepolto nella piccola sacrestia antistante la chiesetta, presso il portico, e sulla sua tomba si poté leggere questa epigrafe ora scomparsa. .D.O.M.
Franciscus Maitinati , rector optime meritus
Hoc prius sacello refecto
Vivens curavit in ipso tumulus
Oblit die 19 augusti 1751.
Così rimase per secoli, fino al 1926, quando dovendosi allargare e raddrizzare la strada, si decise di demolire la chiesetta e l’arco che attraversava la vecchia strada , per ricostruirla a pochi metri di distanza in linee altrettanto semplici .
Durante la 1^ guerra mondiale la statua della Madonna , causa lo stato pericolante dell’antica chiesetta venne trasferita nella parrocchiale di Scarpizzolo per ritornare in solenne processione , presente il Vescovo di Brescia , il 2 maggio 1926nella nuova chiesetta , così fino ai nostri giorni.

22 “San Rocco “ Via Mazzini Oriano

E’ di certo una delle più antiche del paese . Dedicata a San Rocco , é divenuta dede di una congregazione religiosa , una disciplina “ di cui é rimasto il ricordo nel nome del vicolo attiguo ,e alc ui inizio si trova, vicolo che già nelle mappe più antiche é indicato come
“ Vicolo Disciplina “.L’attribuzione certa della sua costruzione è nebulosa ma si presume la datazione e conseguente suo maggior periodo di fulgore attribuibili al 1400-1450.
Eì di questo periodo la presenza di affreschi constatati da perizie d’esperti.
Questi affreschi, strappati in passato,di cui riferiremo, sono stati protagonisti di alterne e dubbie vicissitudini che hanno accomapagnato la storia di questa chiesetta, e il suo continuo quanto furbesco passar di mano in mano ,fino al suo continuo e inarrestabile abbandono e spogliazione, riducendola fino a qualche anno fa ad un rudere , e portata allo stato attuale con una inappropriata destinazione d’uso;
Questo intervento , se quantomeno l’ha salvaguardata esternamente, ne ha stravolto e alterato profondamente la sua destinazione iniziale, facendola divenire di prorpietà privata, e quindi sottratta all’intelligente fruizione collettiva , e i cui dipinti , ora strappati ci danno la certezza di aver perso un autentico gioiello.
Notizie storiche a noi pervenute; 1565- 22 settembre ,vi è la visita pastorale del Vescovo Bollani Domenico , negli atti di tale visita trascritti dal guerrini , non risultano purtroppo note di tale oratorio, anche se si ritiene possa già da tempo esistita , come sede dei disciplini, e quindi non essendo prettamente sotto la giurisdizione ecclesiatica, non ne sia stata riportata testimonianza.

14 settembre 1572 :come seguito alla relazione, nel libro Primo del Bollani , troviamo la prima testimonianza storica della sua esistenza , tramite uno scritto diMons: Cristoforo Pilati , recatosi in visita pastorale , in cui afferma “ Oratorio Disciplini , al cultodi San Rocco .Ad altare si faccia un gradino di legno e venga dipinto: si ponga sopra una pietra sacra secondo la forma e venga coperto da una tela , si faccia telaio di legno per apporre il paliotto;Giovan Maria uno dei confratelli , massaro della Disciplina , chiamato rispose : “ Questa Disciplina non ha beni eccetto le elemosine che si raccolgono giornalmente : ha 13 Confratelli maschi, e 22 donne ed ha i suoi ordini ( regole ).Si celebra messa nella festa di San Rocco,vi si recita l’ufficio consueto , per i fratelli defunti ; ai funerali di ciascun confratello si celebra la messa con l’elemosina consueta.
ogni anno nel tempo pascquale, si mutano i governatori, si fanno i conti alla presenza del parroco , e poi fanno un convivio caritativo vestendo i simboli della confraternita.
nel predetto oratorio si tiene la dottrina cristiana delle donne e fanciulli”
Questo “convivio Caricativo”di cui si accenna erano manifestazioni in cui si distribuivano dei pasti ai più bisognosi, ma diventavano occasione di un pasto più importante per gli stasso confratelli, che non avendo spazi a disposizione , utilizzavano l’ambiente della chiesa , quale luogo di ristoro, cosa questa che non era ben sopportata dalle autorità ecclesiastiche del tempo che ritenevano fosse svilito il luogo della preghiera.
1580- marzo, il 17 a Pedergnaga, il 18 a Oriano.
Visita pastorale di San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano sul nostro territorio;visita nell’ordine Cremezzano,Oriano,Pedergnaga,Scarpizzolo e da copia dell’originale resoconto della visita troviamo scritto:
“ Die XVIII Martj 1580- Oratorium S.Rochi scolarium disciplinatore , garum, ac inornata, sus quo ese alius Oratorii carum cum camino , Ridditus nullus habet.
Debita disciplinatori habet regulas non comprobatas.Et di eius crediti ne di constat.”
( L’Oratorio di San Rocco , scuola di Disciplini é piccolo e daisadorno, sopra il quale vi é un’altro Oratorio piccolo con camino ( focolare ).Non ha alcuna fonte di redddito, la scuola dei disciplini non ha regole approvate e non é certa la sua fondazione.)
2 Novembre 1581, nei successivi decreti di San Carlo Borromeo , redatti l’anno dopo la sua visita pastorale, egli per questa chiesetta diSan Rocco, e per i suoi Disciplini così dispone :
“ In Oratori St.Rocchi , relegatur ad forma...........rerum altare collatur et missa ibi necelebratur.” (Sia ricondotto alla linea di condotta delle disposizioni, ma l’altare sia trasportato via, e le messa non vi sia celebrata ).
1610. In questo anno i confratelli dei Disciplini , erano in numero di 20 unità , come risulta dal Catastico di GiovanniDa Lezze , il patrizio Veneto eletto nel 1608 Podestà diBrescia , che così scrisse nella sua relazione per la Repubblica di Venezia, in quello che risulta il primo tentativo di ordinamento catastale , atto ufficiale di censimento di una terra, quella Bresciana appunto, dal 1426 dominio di terraferma di Venezia , e considerata terra di confine e solo più tardi considerata atutti gli effetti “ lombarda “ .
“ Oriano, terra lontana dalla Città 18 miglia et dal fiume Oglio 5 , in pianura , confina con Scarpizzolo, Pdernello , Cremezzano , et Pedergnaga di circuito buon mezzo miglio , et il territorio tre Fuoghi n° 100, anime 600 de quali utili 166 ” ......Chiesa diS.Maria Pieve, officiata da un R.do prete con entrata de 500 ducati che cava da terreni. Chiesuola di S.Rocco, dove si riducono I disciplini in n° di 20 ”.

1621: Anno nel quale la disciplina erige una sua tomba ; una lapide sepolcrale nel salone Don Bosco attiguo alla chiesa di Oriano reca un’iscrizione sui Disciplini ivi tumulati in questo secolo , lapide su cui é inciso.

1621
SEPULC.M SOCIET.S DISCIPL.RE
S.TI ROCHI TERRE
ORIANI.
Anno 1714 , 30 aprile
: durante la visita pastorale del Vescovo di Brescia , il Cardinal Badoaro ( 1706- 1717) il parroco donstefano sambrini , lascia uno scritto in cui tratta dell’oratorio san rocco.” nella mia parrocchia , vi è oltre la parrocchiale , la chiesa , ovvero Oratorio di San Rocco con i suoi disciplini , dichiarato canon.te eretto come sopra ho detto dall’ill.mo Arc.vo S.Carlo Borromeo , ed aggregato in cui vi é un solo altare . Ha d’entrata all’anno incirca a piccole £. 400”.
Importo modesto e comparate alle entrate del S.S. Sacramento e alla Scuola del Santo Rosario , quantificate in £. 825, e £ . 1066.. ; importi resi comprensibili dal proseguo del resoconto di Don Sambrini:
“ Da molti anni in quà sono state dissipate le sue entrate , e non si é adempiuto alli suoi legati: perchè a cagione delle milizie e guerre passate che infestavano queste terre, si erano dispersi li suoi Confratelli e parte morti;ond’ebbero libertà alcuni usurpatori dè suoi beni di maneggiare l’entrate a loro arbitrio.”
vi è in questa relazione una testimonianza ai fatti guerreschi che hanno caratterizzato il periodo precedente con saccheggi e incuesioni di mercenari , periodi funestati anche da peste .fatti , ricchi di un disordine che consentiva anche ai feudatari locali forti del loro petere giurisdizionale , di interferire e condizionare l’opera del clero nei loro possedimenti, cosa che con certezza successe anche per l’oratorio di san rocco , di fatto autonomo e non sotto tutela della chiesa parrocchiale e divenuto oggetto delle attenzioni di qualche potente. La relazione prosegue con:
“ Ora finalmente si sono di nuovo radunati li Confratelli ,e conseguent,te si va rimettendo il buon ordine : e per soddisfare alli legati , sono già pronti li danari destinati alla celebrazione delle messe , e si darà principio in breve , a cenni di sua Em.za. ; quest’Oratorio , dunque , o Disciplina ha gli obblighi inf.ti cioé ;
“ Ha l’obbligo di far celebrare tante messe, ovvero uffizi, quand’é l’usufrutto dell’eredità del Sig. Domenico Milanese come nel suo test.to vo.to per l’to Uberto Uberti il dì 24 marzo 1650.”
“ Ha l’obbligo di spendere in tante messe l’anno , usufrutto del capit.le di picc.le £ 450 qual’è l’eredità della sig.ra Giulia Bussi , detta la Pompitia , come in suo test,to rog,to dal sig. GioAntonio Uberti , 4 Ottobre1684.“ Ha l’obbligo di spendere in tante messe cinque parti dell’usufrutto di picc,le £. 300 quali sono state acquisite dall’eredità del Sig.D.Franco Ferrari , restando la sesta parte alla chiesa x paramenti e cera , come da suo test.to rog.to dal sig. Uberto Uberti - 9 Agosto 1666.”
Sono questi alcuni legati , conservati nell’archivio parrocchiale , fra I quali spicca quello di Uberto Uberti, notaio di Oriano che redasse in pratica tutti gli atti descritti- come farà agli inizi del ‘700 un suo omonimo;
“ Ha l’obbligo di far celebrare una messa perpetua ad.........x legato del sig.Uberto Uberti, come per suo ultimo test.to rog.to dal sig. Sup.re Gandino not.io in Quinzano - 20 Ottobre 1686.Il Cappellano deve essere prescelto da discendenti del sig. Testatore , tanto maschi , come femine, essendovi fra essi qualche sacerdote .La facoltà di eleggerlo l’ha il sig.Arc.te x° tempore , uno della casa Uberti , et il priore de Disciplini , la Limosina , secondo il pratticato della Parrocchiale , e più folto un soldo di più secondo ai tempi , a giudizio delli tre suddetti.Con obbligo preciso delCappellano di servire alla Parrocchiale .Di questo legato sono piò sedici incirca di terra venduti in cup.le di scudi N° 1680” “ Ha l’obbligo di spendere in tante messe cinque parti dell’usofrutto di picc.le $ .300; quali sono state acquistate dall’eredità del Rev.sig. Don Franco Ferrari, restando la sesta parte alla Chiesa x paramenti e cera come x suo test.to rog.to dal sig. Uberto Uberti - 9 agosto 1666.”

1791Visita pastorale di Mons.NANI
L’Oratorio seppur chiuso per mancanza di un sacerdote officiante , era il luogo “ ove venivano a congregarsi tutte le feste dei Disciplini , vestiti di bianco e taciturni a titolo di devozine “ e “ ove vi si teneva inoltre a dottrina delle donne “ ;
Mons. Nani decretò al parroco don Benedetto Bonomi , che tale pratica , per il poco spazio a disposizione fosse trasferita nella Parrocchiale.” Previa tamen solita tela” espediente per dividere la zona della dottrina degli uomini da quella delle donne , mediante stesura di una tela divisoria .

1813- 30 Aprile -2 Maggio Visita pastorale Mons.Nava.
Egli visita l’oratorio di San Rocco da poco riaperto all’uso dopo essere stato chiuso per ordine della pubblica autorità e troviamo trascritto ;
“Indi si è portato a visitare l’oratorio di San Rocco poco distante dalla parrocchia , ove alla celebrazione della messa mancan sopra l’altare due delle tre richieste tovaglie”

1898 Anno del Sinodo Diocesano;
Il sinodo non veniva convocato da ben 200 anni , é accompagnato dalla visita pastorale di Mons. Corna Pellegrini che relaziona altre all0o stato della Parrocchia, dell’Oratorio di San Rocco ,che risulta riaperto , cosicchè I Confratelli si riuniscono “ per celebrare la B.V. Maria ogni festa “ . “ Risulta noltre che vi si niunissero in quest’Oratorio , oltre ai Disciplini , anche i terziari di San Francesco, i devoti di San Luigi e quelle di S.Angela Merici, la santa bresciana fondatrice delle Orsoline” .
1911- L’allora parroco Don Francesco Zentili , opera modifiche e ristrutturrazioni alla chiesetta di San Rocco che stava pian pianocadendo in disuso.
Ai disciplini risultano subentrati I confratelli del S.S.Sacramento nella celebrazione delle funzioni religiose, ma che non contando su nuovi adepti , andavano assottigliandosi pian piano , non riuscendo a sostenere le spese di manutenzione e decoro della chiesa , fino a giungere al 1938 , anno della loro definitiva scomparsa .
1938
anno della visita pastorale di Mons.Giacinto Tredici, che lascia una relazione dalla quale apprendiamo che la chiesetta di San Rocco era in disordine , ma che ospitava un dipinto importante ( si ignora però quale fosse ) definito monimento nazionale dalla Sovrintendenza dei beni culturali.

E’ culturalmente triste ed umiliante vedere quello che sarebbe stato il più importante frammento di patrimonio artistico ridotto a contenitore di tutt’altra valenza artistica.
Perchè asseriamo ciò ? E con quali criteri ci inducono a valutare questa perdita artistica per San Paolo ?
I ricordi dei nostri predecessori saranno alquanto sopiti per ricordare ciò che è stato disperso, ma ci é dato di rendere fruibile a tutti , almeno nell’immaginario artistico di ognuno , un’elencazione “ basata su presisi atti “ che testimoniano il furbesco passaggio di mano dei dipinti , affreschi e tele che ha depredato con scempio irrecuperabile tale sito.
Vi è un atto di vendita della Chiesetta , con rogito notarile N° 8406 di rep.rio gen.le Nà 4575 redatto il 13 Settembre 1967 dal Dr.Casari Giuseppe , notaio di Brescia per il cui acquisto é stato offerto , e accettata la cifra di £. 600.000.
un mese dopo ,l’acquirente “ avendo la proprietà della ex chiesetta di San Rocco di Oriano di San Paolo concede e dona personalmente a :: :::::: :::::::::::”
Il quale 15 giorni dopo , personalmente e con sorprendente rapidità vende tuttoal pittore Pietro Manenti di Castrezzato , per un a ingentissima somma , il quale pittore si affretta a ritirare in toto , tutto il materiale artistico. Cosicché lo scempio si conclude.


CREMEZZANO e la sua CHIESA ABBATTUTA

La chiesa antica

E’ solo una offuscata e vaga presenza nella memoria dei Cremezzanesi l’esistenza di questa costruzione , fruita fino agli anni 1929-30 come unico e prezioso luogo di preghiera delle generazioni passate, e, da quegli anni come costruzione accantonata e dimenticata dagli uomini, che ne hanno così decretato un lento declino.
L’esistenza del primo nucleo di questa chiesa parrocchiale intitolata a S. Giorgio da sempre patrono di questa comunità , ha radici remote che si perdono in tempi nei quali il riscontro di documentazioni ha difficoltà a dare risposte certe. E’ ipotizzabile che il suo primitivo piccolo nucleo fosse sorto nella stesa posizione che noi conosciamo : lo può far supporre il sito alto e dominante la campagna adiacente che le faceva da corona , una iniziale presenza di certo più ridotta rispetto alle dimensioni constatate fino ai nostri tempi , risalente all’insediamento dei primi nuclei cristiani in questo vasto territorio del “ pago farraticano” ( così indicato fin dagli insediamenti romani ) che comprendeva anche i comuni vicini: un territorio che fece parte del pago e poi della pieve di Oriano.
La posizione accertata poneva l’antica chiesa proprio nel centro del nucleo dell’antico castello di Cremezzano , collocato su quel rialzo del terreno che consentiva un assetto difensivo del villaggio ben strutturato fin dal medioevo.
Le prime notizie riferite all’antica chiesa ci giungono dal 1531 , quando dal primitivo nucleo esistente, venne rifatta , come sede del beneficio parrocchiale di S. Giorgio e filiale della pieve di Oriano, su iniziativa dei fratelli Terzi Lana quodam Pace o Pasino, che aumentarono anche al beneficio il contributo del giuspatronato, nel novembre di quell’anno concesso da papa Clemente VII ai figli e discendenti del nobile Lana.
In tale diritto nel 1726 subentrò il Bernardino Caffi che aveva comperato parte della proprietà Lana .Tale diritto passò poi nel 1769 al conte Giacinto Balucanti , che nominava il parroco assieme a Giuseppina Terzi Lana e a Faustino e Marco Fanti subentrati in parte nella proprietà Lana .
Con la morte di Giacinto Balucanti nel 1886 tale diritto passò nel 1898 al suo nipote il conte Diogene Valotti , al quale i Fanti cedettero la loro quota.
La chiesa abbattuta faceva quindi parte dell’antico castello di Cremezzano , di cui é andata perduta ogni struttura muraria , ma non già l’assetto urbanistico dell’intero nucleo , ancora fortemente intuibile , con le sue anguste vie di accesso che definiscono i contorni delle abitazioni del villaggio sorto accanto , la cui lettura urbana è conferma dell’antica struttura.
Il dosso sopraelevato del castello , della chiesa e delle case ad esso abbarbicate era tutto circondato da un fossato ricco d’acque , che comprendeva le vie Orti , Giardini, Caffi , e XXV Aprile , che descrivevano un ampio quadrato attorno al nucleo primitivo . Del fossato ne da conferma il podestà Da Lezze, nel suo Catastico redatto nel 1610 per la Repubblica Veneta. Anche lo storico Lechi conferma l’ipotesi della presenza tutto intorno al nucleo del castello di questo ampio fossato , di cui erano rimaste tracce , riscoperte e nello stesso tempo eliminate nel 1930 a seguito dei lavori per la costruzione della nuova attuale parrocchiale.
La storia dell’antica chiesa e di questa piccola orgogliosa comunità , ha una sua caratteristica assolutamente certa e unica . La chiesa , fin dall’insediamento del primo parroco don Raffaele Alessandrini , giuntovi nel 1533, fu l’unica e sola chiesa a servizio dei fedeli , che individuarono in quella , e solo in quella il loro tempio nel quale assistere alle funzioni .
Non vi furono quindi nel corso dei secoli altre chiese , oratori , cappelle campestri su tutto il territorio al servizio di questa indipendente comunità.
Per secoli unico luogo sacro sul territorio del villaggio, la chiesa di San Giorgio, nel corso della sua esistenza fu di certo luogo privilegiato per le sue funzioni e la devozione popolare, e per questo ancora più sentita come loro proprietà dai Cremezzanesi , fieri ed indipendenti dalle realtà civili e religiose del circondario.
Una indipendenza ed autonomia religiosa mantenuta fino ai nostri giorni , non senza orgoglio , da Cremezzano, che del resto fu per lunghi secoli Comune autonomo, fino a quando i suoi abitanti si videro scippare questa loro autonomia amministrativa e civile, nel 1927 , in seguito all’aggregazione al Comune di Pedergnaga - Oriano . Fu, del resto, proprio sul finire degli anni 1925-30- che la chiesa oggetto della nostra ricerca, giunta in prossimità dei 400 anni venne ritenuta non più confacente alle necessità dei fedeli; visti gli eventi amministrativi occorsi in quegli anni , non poco dovette anche contare l’orgoglio di rivalsa di una comunità desiderosa di dimostrare una propria autonomia e riconoscersi in concreti segni religiosi, grandi e nuovi.
Per la nuova chiesa si dovette non solo abbattere la parte anteriore di quella antica , ma fu scelto anche un nuovo orientamento che rompeva l’assetto fino ad allora mantenuto.
Se quella antica aveva l’orientamento Est-Ovest, tipico delle chiese medioevali , quella nuova , s’intese costruirla con andamento Sud-Nord, con la facciata rivolta a Sud, che consentiva di accogliere i fedeli sull’ampio spazio prospiciente la via da sempre chiamata ” Via della Chiesa “ .
Una planimetria della zona ed il posizionamento della chiesa viene riscontrato attraverso le mappe del Catasto Napaleonico, e di quello Austriaco giunte fino a noi. Come appare dalle mappe , la posizione della chiesa antica , era ben delineata, il suo orientamento Est-Ovest, la poneva in posizione dominante la piazza circostante, con la facciata ad Ovest, e l’abside ad Est, unita in un corpo unico con l’antica sacristia, sormontata da un piccolo ma elegante campanile, il tutto collegato verso Sud all’antica casa canonica che chiudeva di fatto la zona della piazza.
La si può ipotizzare di discrete dimensioni e, da quanto ci é dato di constatare dalle linee estremamente sobrie e lineari .
Non ci è mai giunta una descrizione della posizione degli altari della chiesa , ne un’indicazione di particolari elementi architettonici di pregio ; possiamo solo intuire dai paliotti superstiti, una discreta ma non ostentata eleganza degli interni.

Il recupero di notizie sull’antica chiesa non ci consente purtroppo di usufruire di un ricco repertorio , poiché i dati sono giunti a noi in maniera discontinua , a testimonianza frammentaria di epoche passate .
Il nostro assemblaggio di notizie é in larga parte incompleto ; di certo ben altra consistenza documentaria avrebbe avuto l’approccio diretto agli archivi parrocchiali . Che avrebbe reso più palpabile il passato .
Le notizie contenute in tali archivi sono giunte a noi in modo indiretto , da qualche appassionato che in passato aveva potuto accedervi benché in modo limitato , e precisamente nel 1991 in occasione del 60° anniversario di costruzione della nuova chiesa , quando si allestì una piccola mostra di documenti inerenti l’anniversario .
L’accesso diretto agli archivi parrocchiali, questo vale anche per Scarpizzolo avrebbe consentito di documentare non solamente una realtà religiosa annotata dai parroci e dai fabbricieri per secoli nei registri, ma anche fatti e avvenimenti della vita civile che vi ruotava attorno, notizie e memorie che avrebbero meglio fotografato la situazione storica.
Vi é amarezza per l’approccio negato a questi scrigni di memorie della gente per la gente , che ha il diritto di sapere del suo passato. L’accesso ci é stato cortesemente eluso : non possiamo tacerlo , dopo aver constatato una seppur gentile propensione a non voler rendere visibili certe notizie che hanno segnato gli anni passati delle comunità interessate ,non consentendo di far diventare patrimonio di tutti le memorie di tutti.
Avendo avuto questa esperienza , auspichiamo che gli abitanti dei borghi interessati alla ricerca , sapranno attingere delle sensazioni e ricordi a loro tramandati , memorie raccolte da lunghe eredità trasmesse non senza fatica e sacrificio quotidiano.

La costruzione della nuova parrocchiale

Sul finire degli anni 1920, l’inesorabile azione del tempo e la non troppo sollecita cura dei fedeli, aveva reso la chiesa, prossima alla vetusta età di 400 anni non più adeguata alle esigenze dei fedeli: segni preoccupanti si erano aperti nei muri invecchiati , l’umidità intaccava intonaci e suppellettili , un lento declino strutturale consigliava pronte risposte , non più procastinabili.
Don Caffi , allora parroco di questa comunità, non poté non cercare soluzioni idonee.
Per sua iniziativa, e con l’appoggio più completo della popolazione , nel 1929-1930 venne concretamente realizzandosi l’idea della costruzione della nuova chiesa parrocchiale, per sostituire quella antica che stava inesorabilmente subendo il peso degli anni sulle proprie strutture murarie, non più in grado di garantire funzionalità e sicurezza ai fruitori del luogo sacro.
Crediamo fermamente che la scelta dell’abbattimento della vecchia chiesa , e della costruzione della nuova fu dettato proprio dallo stato di degrado generale dell’intera antica struttura , e dalla impellente necessità di una nuova chiesa.
Si rese pertanto necessario un progetto : l’incarico fu affidato allo studio dell’Ing.re Ottorino Giacomelli e del Geometra Angelo Giacomelli di Trenzano.
Questi iniziando lo sviluppo del progetto , dovettero tener conto oltre che dell’impegno di spesa da far affrontare ai Cremezzanesi e dello stile architettonico da suggerire , anche dalla struttura del terreno circostante , ancora in parte residuo della fossa dell’antico castello : carotaggi e analisi del terreno furono eseguiti dai tecnici: Nella definizione architettonica del nuovo tempio prevalse lo stile neoclassico concordato con i fabbricieri della comunità coadiuvati da don Caffi , che con assiduità seguì le fasi preliminari del progetto.
Abbiamo parlato di studi e soluzioni per la nuova chiesa : riportiamo qui integralmente la relazione tecnica preliminare al progetto redatto dallo studio Giacomelli :

“ Trenzano 13 Aprile 1929 – M.R. Arciprete di Cremezzano

Conformemente all’incarico affidatoci abbiamo ora compiuto lo studio di massima per la costruzione di una nuova Chiesa per la sua Parrocchia e ci siamo , in primo luogo , attenuti ai criteri a al tipo di Chiesa da Lei preferito.Prima di procedere alla compilazione del progetto definitivo , riteniamo utile sottoporle i risultati di questo primo studio ,perché da esso sono sorti alcuni quesiti ,che meritano attenta ponderazione e sui quali ci è indispensabile conoscere il Suo pregiato giudizio, soprattutto per quanto riguarda la parte finanziaria:Perciò Le alleghiamo una planimetria generale e una sezione longitudinale, dal cui esame risulta chiaramente la posizione che verrebbe ad assumere la nuova Chiesa rispetto ai fabbricati esistenti e l’andamento del piano delle fondazioni attraverso al terreno accidentato e di natura varia messo a nostra disposizione .Seguendo il Suo desiderio , abbiamo orientato la Chiesa col suo asse mediano longitudinale coincidente con la direzione della facciata della Chiesa attuale , di modo che la nuova facciata risulta quasi ( ma non perfettamente ) perpendicolare all’asse stradale.
Il danno estetico apportato a questo ripiego, non sarà molto sensibile; in contrapposto però anche il vantaggio che ne deriva, è ben lontano da quello sperato: infatti la linea delle fondazioni al lato Ovest va ancora , per buona parte , a cadere sul fondo dell’antico stagno e, per altro buon tratto , si mantiene sull’orlo di questo, mentre, per realizzare economie sensibili sul posto delle fondazioni , avremmo bisogno di poterci allontanare di almeno 3 metri dall’orlo dello stagno.
Dal computo di massima da noi eseguito il costo della sola opera muraria ,compresi cioè:
a = Scavi per fondazione e sistemazione di piano
b= Muratura di fondazione e sistemazione in calcestruzzo.
c= Muratura in elevazione in mattoni forti :
d= Muratura a volto
e= Soletta in cemento armato per pavimento sopraelevato
f = Tetto in tegole marsigliesi su armatura in legno.
g= Intonaci
h= Pavimento di mattonelle in cemento.
E’ preventivato in £. 296.000 ( duecentonovantaseimila )
Da questo computo sono quindi escluse le forniture di marmi per gradini ,zoccoli, altari, elementi decorativi della facciata ecc.; così pure sono escluse tutte le forniture di serramenti, coloriture, decorazioni, pulpito, confessionali, pala del Coro ed ogni altra opera di finitura .
Naturalmente, nel nostro computo preventivo non abbiamo tenuto calcolo di tutte quelle altre economie che Ella potrà ottenere nell’esecuzione dell’opera, mediante l’opera gratuite per scavi e trasporti; perché l’esperienza ci ha già dimostrato quanto poco conto si possa fare sul reddito di questo non disciplinato; in ogni modo, tali economie anche nella più rosea delle ipotesi non potranno superare l’8 per cento del valore preventivato per l’intera opera muraria .
La natura del terreno sul quale dovrebbe sorgere la Chiesa è una delle cause che contribuiscono ad elevare il costo dell’opera; il costo delle sole opere di fondazione e di quelle in elevazione sottostanti al piano del pavimento e la costruzione
della soletta in cemento armato a sostegno del pavimento è preventivato in complessive £. 26.000 ( ventiseimila ) e non è improbabile che questa debba essere superata, perché il terreno ,specialmente dalla parte dello stagno , può riservarci ,all’atto pratico , selle sorprese , che si renderanno evidenti solo alla fine degli scavi, mentre invece la spesa per le opere di fondazione potrebbe ridursi a meno di un terzo di quelle preventivate , qualora la costruzione dovesse sorgere su un terreno piano e di natura uniforme .
Comprendiamo che il trasportare la Chiesa in altre località può essere causa di altri inconvenienti e spese ; ma è nostro stretto dovere professionale il richiedere che , anche questa eventualità , sia attentamente vagliata , prima di procedere allo studio del progetto definitivo.
Altre possibilità di maggiori economie esistono e saranno da noi accuratamente studiate ; le facciamo però presente che ogni altra economia , all’infuori di quelle conseguibili al cambiamento di posizione , andrà sempre a scapito delle dimensioni utili della Chiesa .
Qualora la nuova Chiesa vada costruita nel posto attualmente scelto bisognerà tener presente che si dovrà demolire la vecchia Chiesa per una lunghezza di m.9 misurati dall’esterno della facciata, e per un periodo di circa 5 mesi bisognerà provvedere ai servizi religiosi servendosi solo della parte rimanente .
Abbiamo tenuto ad esporLe tutto quanto sopra, non per scoraggiarLa ,ma perché è nostro dovere di professionisti di prospettarLe prima che Lei prenda una decisione , tutte le difficoltà di ordine tecnico e finanziario che si dovranno sormontare per giungere al lieto compimento dell’opera .
Ora noi restiamo in attesa del Suo pregiato giudizio e ci occorre soprattutto, per l’ulteriore svolgimento del compito affidatoci, di avere risposte precise ai seguenti quesiti:
I° = Esiste nel paese un’altra località che si presti a Suo avviso alla costruzione della nuova Chiesa ?
2° = Le cifre da noi preventivate , in linea di massima , entrano nell’ordine delle Sue possibilità finanziarie o bisogna studiare il modo di ridurre la spesa, sacrificando le dimensioni della Chiesa?
3° = In quest’ultimo caso quali sono le dimensioni minime interne della Chiesa , che Ella ritiene compatibili cogli scopi a cui il Sacro Locale è destinato ?
Restiamo in attesa di un suo cortese cenno e intanto La preghiamo gradire l’espressione dei nostri più distinti ossequi.
Ing. Ottorino Giacomelli Geom. Angelo Giacomelli

Come già accennato nella relazione dei due tecnici preposti al progetto , si pose dopo la scelta tecnica , il problema dell’abbattimento della vecchia Chiesa e la necessità di interpellare la Sovrintendenza ai beni culturali del periodo , che interpellata dal Parroco e dai solerti tecnici , faceva giungere in tempi brevi la sua risposta favorevole che trascriviamo integralmente :

“ Regia Sovrintendenza all’Arte Medioevale e Moderna delle provincie Lombarde –
Direzione del reparto Monumenti - Milano - Palazzo Reale Piazza del Duomo di Milano –
Milano 27 Febbraio 1930 N° di protocollo 637 – N° di pertinenza 362- Oggetto –Cremezzano Chiesa Parrocchiale All’Ill.mo Prof. Lancini Pietro
Ispettore ai monumenti e Scavi del Circondario di Chiari.
“ Questa Sovrintendenza accoglie la raccomandazione di V.S. Ill. e ritenuto ben fondato il parere di Vossignoria , favorevole alla parziale demolizione della Parrocchiale di Cremezzano , acconsente che il progetto della nuova chiesa abbia corso. Con ossequio – il Sovrintendente ……..

Dopo la scelta effettuata da Don Caffi e dalla popolazione che ritenne che la soluzione per la Chiesa giunta a noi fosse la più idonea per le esigenze di Cremezzano, oneri di spesa compresi, lo studio Giacomelli , redasse un più dettagliato preventivo di spesa per le opere murarie , tale capitolato di spesa datato 19 Maggio 1930, indicava le spese che si dovevano oltremodo affrontare per la demolizione di parte della Chiesa antica , non abbiamo riscontrato l’impegno di spesa relativo invece all’edificazione della facciata che avrebbe chiuso quello che rimaneva dell’antica chiesa ,che mantenne l’altar maggiore e un secondo altare situato alla destra dell’abside . Su tale documento osserviamo e riportiamo delle curiosità, che indicano la consistenza dimensionale dei muri e di ciò che verrà abbattuto.
I muri della facciata sono di metri 8 x 9 x 0,60 di larghezza
I due muri laterali di metri 7,10 x 7,30 x0,50 di larghezza
I 6 speroni d’altare risultano essere . 2da metri 0,95 x 4,50 2 da metri 3 x 0,27 2 da metri 3,14 x 0,95 I due muri della sacristia metri 3 x 6,30 x 0,45 e metri 6x5,50 x 0,45
risultandone mc. 140 per un ammontare di £.1963,68
A questi interventi vanno di seguito aggiunti i costi per :
demolizione dei volti di metri 3,14 x 6,10 x 6,90
“ del tetto della chiesa di metri 2 x 5,50 x 7,30
“ del tetto della sacrstia di m. 4.0 x 7.0 per un ammontare complessivo di mc. 108, divenendo il costo totale delle demolizioni di £. 2388,35.
Si giunge fino al 9 Settembre 1929 quando Don Riccardo Caffi pose la prima pietra per la costruzione della nuova chiesa , con la presenza del Vescovo Giacinto Gaggia che impartì nell’occasione a numerosi giovani non solo di Cremezzano , ma provenienti pure da Pedergnaga : fra questi i giovani della classe 1921 , con alcuni di loro , don Francesco Zilioli , Francesco Seccamani , Crotti Gianni , Delalio Gianni , Tortelli Angelo ,che ricordano ancora , anche se con qualche dettaglio persosi nelle memorie , quei giorni e quelle atmosfere del tempo che era per loro porta aperta alla scoperta del mondo .
L’inaugurazione del nuovo tempio
E’ invece nel giorno 8 Novembre 1931 che Cremezzano si anima di nuovo , i lavori per la costruzione del tempio sono terminati nella loro fase più sostanziosa , e i parrocchiani sono orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione del loro tempio , nel quale manifestare la loro devozione , ed in questo giorno vi é l’inaugurazione della nuova chiesa con l’occasione della visita di Mons. Emilio Bongiorni che effettua la consacrazione in un atmosfera gioiosa e partecipate della gente .
Il risultato scaturito era un edificio ampio e luminoso , con un a discreta cupola posta al centro della navata, che caratterizza tuttora anche da lontano il profilo di tutto il complesso.
E gli avvenimenti che immediatamente all’inaugurazione susseguirono , vennero celebrati con un impatto emotivo forte e partecipato da tutta la popolazione in modo corale , come a ribadire che ogni avvenimento religioso , ogni cerimonia , diveniva non solo appannaggio dei singoli , ma patrimonio comune da tutti condiviso e partecipato.
Ed ecco che la meticolosa annotazione dei primi avvenimenti celebrati nel nuovo tempio diviene da parte del parroco non solo atto formale , ma un atto storico da tramandare alle generazioni future, quale testimonianza di una ritrovata fiducia nel futuro di una comunità che voleva testimoniare una forte devozione

E’ sui polverosi registri parrocchiali che Don Caffi orgogliosamente annota : “ Il 14 Novembre !931 viene celebrato il primo matrimonio nella nuova chiesa – contraenti il sig. Barbieri Giacomo Giuseppe , nato a Barbariga il 2 Giugno 1908 e la signora Garoli Antonia Lucia , nata il 6 Giugno 1907 a Pedergnaga “ e poi trioviamo scritto ancora ,
” Il 23 novembre 1931 viene impartito il primo battesimo a Lavini Adele Benedetta , nata il 21 novembre 1931, figlia di Teofilo e Gisella Mariotti.


Testimonianze di prima mano

Una testimonianza diretta dei fatti la troviamo raccontata da un abitante di Cremezzano , che ha saputo mantenere viva nella memoria gli avvenimenti di quegli anni ,il Sig. Giuseppe Zanoletti , chiamato da sempre “ Pino ”, il quale con fare pacato, ci racconta delle varie fasi della costruzione della nuova chiesa e di quanto si dovette lavorare per sistemare quella che era per tutti “ la fossa che circondava il Castello “ e degli sforzi per “ deviarne il corso e portare molta terra per livellare tutto il terreno circostante” .
Un lavoro effettuato da tutta una comunità compatta nel volere un nuovo tempio ,nel quale ritrovava una identità d’intenti ; con gli agricoltori in testa con i loro cavalli e carri .
Furono abbattuti alcuni vecchi alberi tra i quali due romiglie , che ormai scavate nel loro interno , servivano da nascondino ai bambini .
La partecipazione ai vari lavori era corale e gratuita , col contributo dei proprietari terrieri e i loro mezzi si consentì l’escavazione di sabbia agli “ Zapperoni “ - ora fertili campi a nord di Cremezzano , e la raccolta di questa sabbia effettuata dai giovani con ampi setacci , sabbia trasportata a Bagnolo ove si prelevavano mattoni alla bisogna , mentre il cemento si prelevava da Palazzolo.
I ricordi di Pino spaziano alle prime frequentazioni della nuova chiesa ,ai primi sposatisi in essa, alla prima battezzata, ai vespri pomeridiani e la recita del rosario serale sempre con la frequentazione di molti , mentre per le processioni delle “ Quarantore “, per il “Corpus Domini “ , per le processioni delle” Rogazioni “ che spaziavano nei campi limitrofi , “ Pino “ rammenta il fare a gara fra gli uomini del per trasportare i vari baldacchini o la statua della Madonna, indossando tutti bianche camicie con cravatte nere, e di coloro che sfilavano con una fascia sul braccio, portando drappi e insegne , come i giovani della “Compagna di San Luigi ”.

Una ulteriore quanto preziosa testimonianza la raccogliamo dalla sig.ra Amelia Franzelli in Bertelli che con cordiale disponibilità fornisce memorie e foto , attinte dagli album di famiglia , che diventano viva espressione di ciò che era allora.
La sig. Amelia chi fornisce due foto .
La prima per ordine di tempo risulta essere la testimonianza di un corteo funebre in direzione del cimitero e lo sfondo risulta il profilo delle due chiese e del campanile di quella antica , ancora in buono stato di conservazione
E’ il 30 Novembre 1936 giorno del funerale del nonno, sig. Paolo Franzelli, con la partecipazione di tutti gli abitanti del borgo.
La seconda ritrae la sig.ra Amelia all’età di anni 8 nella ricorrenza del “ battesimo “ delle nuove campane che da li a poco sarebbero state poste nella cella campanaria della nuovissima torre (terminata nel 1949 ). La signora è vicina alla campana “ sponsorizzata dalla famiglia Franzelli-Taiana, e la sua funzione era quella di madrina . Le è accanto il papà Giovanni.
Era consuetudine in quelle particolari ricorrenze, dedicare ogni campana ad ogni o più persone che avevano così il privilegio di “fare da padrino e madrina “, alcuni scelti per meriti sociali –ecclesiastici od umanitari , altri chi per generose e preziose elargizioni .
In questa specifica occasione del “battesimo “ nell’estate del 1950 , in Cremezzano giunse in un caldo pomeriggio il Vescovo di Brescia Mons. Giacinto Tredici , figura importante del momento, che molti ricordano ancora perché sembrò apparire agli occhi dei ragazzi di allora, burbero e serioso pur nell’occasione di festa.

La dedicazione delle campane di Cremezzano avvenne in questo modo :.
La 1^ Campana Il Campanù , chiamato San Pietro .
fu dedicato alla memoria di Don Riccardo Caffi , il parroco che fortemente volle chiesa e campanile , questo ultimo che non poté vedere terminato perché venne a mancare nel 1949
Padrino della campana fu un suo familiare.
La 2^ Campana chiamata “ Santa Monica “
Fu designata così, dopo che l’allora moglie del Sindaco Alghisi aveva avanzato presunti diritti di sponsorizzazione ; il dinamico Don Carlo Cremona che fece allora estrarre a sorte fra le “ Madri Cristiane “ del paese : la prescelta risultò la sig.ra Anita Garoli che con piacere ricorda la cerimonia e l’esito della designazione .
La 3^ Campana .Fu offerta dalle contesse Fenaroli, proprietarie nel territorio di vasti possedimenti, che presenti alla cerimonia fecero molto signorilmente estrarre a sorte i due padrini, sorteggiandoli fra i giovani del luogo : furono prescelti due adolescenti , tali Alfredo Gandaglia e Giulia Maccagnola .
La 4^ Campana fu offerta dalle famiglie Franzelli e Taiana Elisa ( affettuosamente per tutti “ la siura Lisa “) e come già anticipato con madrina la sig.ra Amelia Franzelli .
La 5^ Campana La ” Campanella “:
Sono discordanti i dati dell’attribuzione per questa ultima campana che sembra sia stata assegnata al patronato dello stesso Don Carlo Cremona , abile a trovare gli sponsor dell’operazione , e impegnare gli stessi , mediante scritti controfirmati e vincolanti a sopperire ad eventuali disavanzi delle casse parrocchiali per la bisogna.

L’annientamento degli ultimi resti.

Morto don Carlo Cremona , a guidare le sorti della parrocchia giunse verso l’anno 1966 Don Giovanni Vignoni, proveniente da Palazzolo, e forse l’impeto del fare e sistemare per il futuro tutta l’area della zona chiesa e canonica, ormai abbisognosa di restauri, fece si che si decidesse per l’abbattimento di quanto restava dell’antica chiesa .
Non ci risultano esservi state forti pressioni da parte degli abitanti del paese , la vecchia chiesa era si malandata , ma rimanevano pur sempre le strutture architettoniche che un intervento più saggio di restauro avrebbe consentito di far giungere a noi , conservando almeno in parte quello che era stato per secoli il tempio di Cremezzano e che ancora qualche abitante rimpiange. Non ci risultano neppure richieste alle autorità competenti per l’autorizzazione all’abbattimento; la fretta che si riscontrò non ci fa ritenere un iter per la demolizione non troppo rispettoso di chi in paese avrebbe preferito altra più consona soluzione .
Quanto restava fu dunque mandato al macero , una solerte squadra di muratori , in tempi e modi sbrigativi si mise all’opera per disperdere e dissipare ogni cosa in discariche e riempimenti di terreni ovunque sparsi, poco o nulla si salvò , forse qualche reperto è stato rifugiato in qualche cortile privato , frammenti inerti e senza valore artistico tenuti solo per avere un qualcosa di palpabile per ricordare ciò che un giorno fu.
Nei lavori di demolizione dell’abside , e delle pareti della chiesa furono rinvenute alcune lapidi sepolcrali , di un non ben precisato Signore Lana, forse, si disse uno degli stessi che nel 1531 contribuì alla edificazione della vecchia chiesa .
Nella zona adiacente la chiesa invece , durante i lavori di demolizione già della parte anteriore nel 1930-31 fu trovata un’ara votiva romana con un’iscrizione dedicata ad Ercole , e finita al museo Romano di Brescia.
Il Sig. Manenti Vincenzo , attento pure lui alla salvaguardia di ciò che ha segnato i passi e la storia in Cremezzano , ci fa pervenire con piacere un’autentica e gradita sorpresa : un video da lui stesso realizzato nel 1967 che riprende alcune fasi della demolizione della chiesa antica e dell’antico campanile .
Appena ebbe saputo dei lavori di demolizione, si preoccupò con intuizione e sensibilità di documentare con la video 8 ciò che stava accadendo : La ripresa ,di certo allora effettuata non senza qualche apprensione e difficoltà ha prodotto immagini seppur brevi e non del tutto limpide che testimoniano ancora il buono stato della facciata e di quanto rimaneva dell’antica struttura

Che cosa rimane

Tre sono gli altari rimasti dell’antica chiesa , recuperati integri ancora nel 1930-32 per essere posti nella nuova: l’altar maggiore ,in seguito ampliato e profondamente modificato , e i due altari laterali , uno di fronte all’altro .
Quello a sinistra-completo con statua - altare-paliotto- gradino originali, é dedicato a San Giorgio. Il santo è rappresentato sopra il piano dell’altare da pregevole statua lignea in piedi nell’atto di trafiggere un drago; l’altare cui si accede da un gradino in marmo chiaro ha un pregevole paliotto finemente lavorato, con l’immagine di una Madonna col Bambino in braccio e grosso rosario nella mano, adorno di motivi allegorici ed animali che fanno da corona.
L’altare di destra, pure esso completamente originale, è sormontato da un discreto crocifisso che non si ritiene proveniente dall’antica chiesa ; il gradino è anch’esso in marmo chiaro , ma il paliotto è più semplice, con motivi floreali ,con gigli , rose e cardi , e con figure di animali sui lati .
Tutti gli altari sono in buono stato di conservazione: qualche piccolo segno di danneggiamento è riscontrabile, ma l’insieme gode di buona salute considerando l’età e le varie peripezie vissute nei secoli . Così pure i paliotti che, dato il materiale di costruzione ben hanno resistito alla pericolosa umidità che spesso mina questo tipo di opere .
I paliotti anteriori ( ossia i prospetti frontali degli altari ) che si trovano nei due altari della chiesa di San Giorgio , risultano ben eseguiti , e al primo sguardo creano l’illusione di marmi con intarsi ; a un attento esame si vede però che sono realizzati in scagliola , gesso cotto macinato molto finemente , la cui realizzazione è frutto di una tecnica molto raffinata, usata da architetti e scultori per i loro lavori in stucco ad imitazione del marmo .
Questo metodo era utilizzato dalle parrocchie meno ricche che, volendo abbellire gli altari delle loro chiese , lo preferivano ai vari intarsi e bassorilievi marmorei dai costi proibitivi.
Un altro paliotto sempre in scagliola, meno decorato dei precedenti, ma anch’esso sopravvissuto alla distruzione totale della vecchia chiesa, venne donato alla parrocchia di Verolavecchia ed inserito nell’altar maggiore della chiesetta cimiteriale intitolata ai santi Vito e Modesto .
Alla rovina definitiva sono sopravvissuti solo pochissimi reperti degni di valore artistico : un’antica colonna tuscanica in marmo bianco e dalle forme slanciate , con un bel capitello intatto, fu salvata quando ormai un carrettiere la stava portando in discarica assieme agli altri frammenti ; un tempestivo intervento di recupero la pose al riparo da occhi indiscreti in un cortile privato.
Ora dopo circa trent’anni di oblio, un saggio intervento l’ha saputa rivalutare, la colonna fa bella mostra di sé nell’ampio giardino di una splendida abitazione in Scarpizzolo , regalando ai cordiali proprietari non solo un’ombra bellezza classica, ma divenendo testimone del passato della loro personale storia..



a.s.




BREVI CENNI STORICI di Cremezzano

(in dial. Cremesà, in lat. Cremetiani) piccolo borgo della bassa centrale nel Comune di San Paolo si trova a m. 77 s.l.m. e dista da Brescia km. 26 fù Comune autonomo fino al 1927, quando fu aggregato a quello di Pedergnaga- Oriano. La parrocchia di San Giorgio è autonoma nella vicaria For. Di Quinzano d’oglio (zona settima Bassa Occidentale).
Si trovava nel territorio del Pago Farraticano e il nome sembra di derivazione e origine Romana.
Deriverebbe infatti da un supposto “Cremutianus”, aggettivo dal nome personale “Cremutius”. Fece parte quindi del pago e poi della pieve di Oriano.
Nel medioevo e specie nel secolo XV ospitò anche numerosi ebrei e continuarono a rimanervi nonostante gli ordini contrari provenienti delle autorità di Brescia.
Ebbe il suo castello di proprietà Comunale e di cui si scorge ancora oggi il perimetro di forma quadrata chiuso tra le vie Castello, Via Orti, via Giardini e Via Grande al lato delle quali correva la fossa.
Nel 1317 il castello venne espugnato dagli esuli di Bellini con l’appoggio dell’esercito scaligero.
Sulle decime di Cremezzano vennero investiti i Martinengo fino a quando Branchino qd. Masino Tomasino Martinengo rinunciava ad essa il 17 Marzo 1350 in favore del Vescovo di Brescia.
Il tutto circondato del fossato che comprendeva le vie ora denominate Via Caffi, Via Orti, Via Giardino e via XXV Aprile vie che descrivevano un ampio quadrato attorno al nucleo primitivo. Del fossato ne dà conferma , come vedremo in seguito il podesta Da Lezze nel suo Catastico redatto per la Repubblica Veneta .Anche lo storico Lechi avvalora l’ipotesi di questo ampio fossato intorno al nucleo del castello, fossa di cui sono rimaste tracce costatate e riscoperte fino al 1930 anno della costruzione della nuova parrocchiale.

Vogliamo ora riportare qualche testimonianza diretta di documenti che possono fotografare la situazione e i modi di relazionare nei tempi passati la vita di questi monumenti e la vita stessa dei fedeli, e ci siano consentito di portarli in maniera integrale, così come furono scritti, dai quali ognuno potrà attingere in prima persona sensazione ed atmosfere che hanno caratterizzato nei secoli la vita di queste comunità.
Costatiamo oltremodo la cordiale e disponibile attenzione alle nostre esigenze di testimoni locali di chi preposto agli archivi, Diocesano in primis ed archivio di Stato , ha messo a disposizione della nostra comunità tutta la loro preziosa esperienza.
Noi, assemblatori di queste notizie, seppur raccolte con passione, ci sentiamo semplici spettatori di questi eventi, ma coloro che abitano i borghi interessati alla ricerca sapranno attingere oltre che da queste righe, anche delle sensazioni e ricordi a loro tramandati, memorie raccolte da lunghe eredità fatte non senza fatica e sacrificio quotidiano.
Lasciamo quindi a chi avrà la pazienza di leggere questi cocci di storia, il piacere di raccogliere nuovi fatti negli angoli della propria memoria che potrà personalmente aggiungere a queste righe, e a chi vorrà magari completare con ulteriori ricerche.

1965- VISITA DEL VESCOVO BOLLANI NEL 1965 –ATTI – PAOLO GUERRINI VOL 2° -
“Eodem die pervenis ad terram Cremezani ed antequam pervenisset ad eccl. Paroch; S. Giorgii.sibi venit obviam rev. D. Faustinus Barbonus rector dictae ecclesiae….cui mandavit quod accedat ad terram cadegnani cum litteris eius ordinum ed collationis dicti eisu benefici, et antequam a dicta terra recedet habiut semonem ad populum. Ordinata in dicta ecclesia – Vas honorabile cum cuppa argentea pro conservando er defendo SS. Sacramento ad infirmos…Amoveatur depositum.Fiat palneta alba.Ad altare corporis crhristi pingatur gradus…Cruc ad altare B. Maria.
Costitutum Rectoris – rev. Presb. Faustinus Barbanus rector inter, dicit quod eius ecclesia est curata, non collegiata, neque plebs, neque alicui ecclesiae unita et est jurepatronatus d.lo. Antonii et aliorum de Lanis, et consecrata bona dictae ecclesiae sunt locata libr. 500 palnet, et quod est consecrata cum altari maiori tantum , et dicit quod non sunt cappellae dotatae neque clericatus sed sola corporis Christis, quae nihil habet in bonis stabilibus et bene regitur, et nescit totum, et non habere aliquem incoffessum, non adulterum, non concubunarium, non usurarium nec pubblicum blasfematorem, non male sentientem de fide nec dogmatibus ecclesiae et pubblicasse decretum Concilij, circa matrimonia, et neminem contraxisse contra decretum Concillij, et habere csolam cristianae institutionis, et habere collationem beneficii sui, et quando fuit intitutus tunc ostendit letteras eius promotionum quas obtulit ad mandata officii ostendere, decit libros necessarios ad curam animarum exercendam et multos nominavit, librum batizatorum, compatrinorum matrimonia, concilium tridentinum, et recitare officium novum et habere licentiam recitandi a S. Sede apostolica, et audire confessiones in ecclesia et non alibi et singulis diebus celebrare missam nisi sit impeditus, et in divinis oficiis celebrandis induit cotta et non habet clericum qui indutus cotta inserviat ei neque aliquem usque nunc invenisse, et quod continue residet et diebus festivis declarat evangelium, et quod omnes fractus dicti eius beneficii distribuuntur secundum eius intentionem. Examinatus fuit ad examintoribus.
Testes – santius de Fabis de Cremezano inter, dicit quod nihil mali scit de dicto rectore nec aliquid audivit dici contra dictum presbiterum, est boni exempli, lulius Pecinardus dicit in omnibus ut supra.

E’ questa quindi la prima documentazione storica relativa a questa chiesa e parrocchia, - che conta all’epoca 300 persone – redatta in seguito a visita pastorale del vescovo Domenico Bollami, che relaziona sullo stato della parrocchia e di quanto avviene in essa incontratto il rettore Rev. D. Faustinus Barbanus.
Dopo le solite cerimonie, la messa, il rettore riferisce circa lo stato della chiesa e della comunità.
Precisa, anzitutto, che la chiesa non è plebs, non è pieve, ma è curata ed è sottoposta a giuspatronato di “d. Jo. Antonii et Aliorum de Lanis”, cioè dei discendenti del nob. Pasino Lana de’ terzi, cui era stata concessa nel 1531 da Papa Clemente VII.
Descrive la chiesa con due altari; il maggiore e quello del Corpus Domini con scuola appropriata.
Circa lo stato della popolazione, non esistono nel suo territorio adulteri, concubini, usurai, eretici e pubblici bestemmiatori. Tutti coloro che hanno l’età di confessano e si comunicano regolarmente.
Il buon vescovo sarà stato veramente soddisfatto di queste notizie, tanto più che vengono confermate dai soliti laici, all’uopo interrogati. Si tratta di Santus de Fabisi di Lulius Pecinardus, i quali dichiarano che on si può dire nulla di male sul conto del rettore che è di buon esempio a tutti.

16 MARZO 1580 -VISITA PASTORALE del Canonico Carlo Agostini
per conto card. Carlo Borromeo( Visit.Apost.1580- -AP. 65 – pag. 428- 428V )
“Cremezzano-
Visitò la chiesa parrocchiale S. Giorgio località Cremezzano, che si dice Juspattronato della famiglia Lana.
E’ consacrata - in essa si conserva assiduamente il S.S. Sacramento in un tabernacolo di legno collocato sull’altar maggiore , e davanti arde la lampada a spese del titolare della chiesa .
Il battistero non è secondo la forma ( prescritta dalle istruzioni della Fabbrica dettate dal Borromeo)
Ha quattro altari ,e cioè il maggiore e del Corpus Domini con la scuola ,la quale confraternita fa celebrare la messa su questo altare .Gli altari sono senza dote ; il cimitero non è chiuso ,la sacrestia è piccola ed è collocata sotto la parte inferiore del campanile , la casa parrocchiale ha bisogno di restauri.
Il reddito diconoessere circa 500 lire bresciane con l’onere del coadiutore .
Rettore titolare è il prete Lana nob. Giovan Battista di anni 31 che ha documentato legalmente il titolo e gli ordini , adeguatamente preparato ( nota : di scienza idonea ) e a qaunto si dice di buona vita , ma non abita nelle case della parrocchia . Il coadiutore è il prete Giampaolo Bertoglio di anni 32 che ha documentato legalmente gli ordini e il permesso di esercitare la ordinaria cura ( di sufficiente cultura ) al quale vengono pagate 135 lire lasciate dal titolare .
Non ha un chierico, le anime sono 420 delle quali 260 ricevono la comunione .
Viene esercitata una qualche dottrina cristiana, c’è la scuola del S. S. Sacramento , ma non risulta la sua erezione e ha regole non approvate ………….

1580-81 DECRETI EMESSI DA SAN CARLO BORROMEO ( A.V. )

“ Nella chiesa parrocchiale di San Giorgio di Cremezzano si comprino due pissidi secondo le regole. Una più grande per la comunione del popolo, una più piccola per portare l’eucarestia ai malati, entro due mesi.
Si compri il baldacchino rotondo entro lo stesso termine. Si accomodi il battistero con sacrario ( con buca ). Si chiuda la cappella dell’altar maggiore con cancello di ferro entro quattro mesi.
L’altare del Corpus Domini sia eliminato e la messa che vi si celebra , si celebri all’altar maggiore , se il Comune non preferirà trasferire l’altare di San Rocco dall’altra parte dov’è la porta laterale ; in tal caso l’altere di S. Maria sarà da togliere e gli altri altari ,del Corpus Domini e di S. Rocco saranno da chiudere ( con cancello ) e da accomodare secondo le regole “.
Vi si trova in questo punto, a margine della pagina dei decreti una nota nella quale si scrive .
” Non si trasferisca l’altare del Corpus Domini , l’altare di San Roco e di S. Maria siano chiusi e accomodati secondo le regole entro otto mesi . diversamente non vi si celebri, e lo stesso si intende degli altri altari “.
La relazione prosegue poi regolarmente con queste ultime righe :
“ Si faccia un altro confessionale secondo le regole entro un mese .
Tutti i sepolcri che sono vicino agli altari e alle loro predelle contro gli ordini del Concilio Provinciale , siano riempiti di terra e siano livellati al pavimento , e non possano più essere destinati all’uso e se ne facciano altri nel cimitero,……….”
Alla disordinata amministrazione parrocchiale di Oriano , riscontrata nel 1595 per l’occupazione abusiva di terre di un fittavolo , tale Domenico de Cozzettis , corrisposero nel 1596 ripetute contestazioni dei parroci di Pedergnaga , Cremezzano e Scarpizzolo, obbligati il Sabato Santo a partecipare alle funzioni nella Pieve di Oriano, questione che si risolverà con l’accomodamento dell’11 Settembre 1691, che sanzionò l’esenzione a tale partecipazione in cambio di corresponsione di cera .

1609 – 10 Dal Catastico del Podestà Giovanni Da Lezze , redatto al finire del suo mandato per conto della Repubblica Veneta , ci giunge questo primo censimento non ecclesiastico del comune di Cremezzano :
“ Cremezzano : questa terra è situata in piano con fuoghi ( famiglie ) n° 90 , Anime 300 de quali utili 120 con castello che ha fosse attorno , proprio del Commune ; Ha d’entrata de beni communali £700 all’anno, havendo de pascoli piò 42 et di campagna piò 72 .
Nobili bresciani : li ss.ri Lana . Chiesa di S. Zorzi cura , con piò di terra si può affittar £. 600.
E’ in estimo in territorio soldi 7 d. 10 .
Contadini : li Grapelli , li Bozetti , li Romani , li Guisi .La campagna è in parte buona , vagliono li piò 100 ducati l’uno ,essendo nel territorio in n° de 4-5000 . Un molin del Commun .Buoi pera n° 20 , cavalli 12 , carri et carrette 12 .”




1657 –21 Febbraio Visita di Girolamo Chimelli per conto del Card. Pietro Ottoboni (A.V.p. 292 )

Proveniente dalla “ terra di Farfengo “ il Presbitero Rev:do Chimelli visitò la parrocchiale di San Giorgio in Cremezzano , presso la quale constatò che l’altare maggiore era consacrato , e sul quale provvide a porre una tela cerata , ed all’altare della B:V. Maria celebrò messa , ritenendolo ben tenuto .
Oltre a disposizioni sulla forma del cancelletto in legno del Battistero da riparare e da chiudere, visita la sacrestia eaccedendo ai libri parrocchiali verificando la regolare scrittura e tenuta della registrazione dei defunti , nati e dei matrimoni:
Constata nella chiesa di San Giorgio , esservi regolarmente mantenute le messe dei legati del nob. Antonio Lana e di Giuseppe de Cavalli , riportando l’esistenza di altri tre altari , e precisamente :
l’altare del S.S. Sacramento , l’altare del Sant:mo Rosario questi due con le relative scuole e i loro averi , e l’altare di San Carlo.
Relaziona della presenza del titolare della parrocchia , tale rev. don Agostino Belingotti , rettore del 1637, ed esecutore dei legati della famiglia Lana , che conferma la buona frequentazione nelle messe delle scuole descritte.
E’ , unica testimonianza per Cremezzano ,relazionata l’esistenza di un monte di pietà , tenuto da un certo Andrea Albertini , mentre le anime del borgo risultano essere di 250 ,delle quali 150 si comunicano e mon risultano esservi inconfessi.

1714 - VISITA PASTORALE CARDINAL BADOARO - ( A.V. 77/ 2 Fasc. 18 –pag. 241)

A.d 25 Aprile 1714 Relazione della chiesa parrocchiale di Cremezzano
“ La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione della Beata Vergine Maria e di San Giorgio ,ed è stata consacrata sotto il dì 22 aprile 1552. Giovan Battista Fachera parroco- l’ottenne il mese di ottobre dell’anno 1702
Ha gli altari infrascriti , cioè l’Altare del S.S. Sacramento : l’altare del Rosario e l’altare di S. Carlo , e non si sa se siano consacrati in essa , sono erette le scuole infrascritte:
La scuola del S.S. Sacramento ha piò 5 e mezzo di terra , ed un capitale censuario da quali si cava d’entrata all’anno piccole lire 100 e 84, soldi 15 in tutto , con obbligo di spendere tutto detto usufrutto in tante messe secondo li legati del g. nobile sig. Ant.o Lana M. Domenico Cavalli e secondo la elemosina passata nella redazione fatta dalla felica memoria di Mons. Ill.mo Marco Morosini vescovo diBrescia raggion di soldi trenta per messa .
La suddetta scuola del S.S. Sacramento ha altri piò deu et mezo di terra da quali si cava di presenti lire piccole settantasei solsi dieci annui …..”

Nella descrizione che segue possiamo notare con quale cura e meticolosità si dettavano gli ordini di sistemazione delle suppellettili religiose trovate non confacenti a seguito alle visite precedentemente effettuate nelle parrocchie, è questo il caso riscontrato nel 1889 della cui visita e descrizione dello stato della parrocchia in Cremezzano non è stato possibile poter reperirne la relazione preventiva.

5 NOVEMBRE 1889 - Visita P. Canon . DABENI ANTONIO (vol. 95/ IV fasc. 35 187 ) per conto Giacomo Maria Corna Pellegrini
ORDINAZIONI
1. Nel Battistero si faccia il coperchio prescritto all’acqua benedetta e si ripari la fodera di seta nel cancello degli Olii Sacri .
2. Si tengano i vasi dell’Olio Santo bem custoditi sotto chiave in apposito cancello .
3. Si riapri il piccolo Ostensorio per riporre la Sacra Ostia .
4. Si ripuliscano i confessionali delle donne , specialmente rinnovando le tele e grate.
5. Si faccia indossare il sottocoperchio di una pizzide e si rimetta nuovo il coperchio interno di un’altra.
6. Si ripari la fodera della pianeta Festiva color giacinto rinnovando quella della borsa .
7. Resta sospesa la contingenza di giorno feriale finchè non sia ripulita e foderata in seta di nuovo .
8. In generale i paramenti feriali abbisognano tutti di riparazione e non potrebbero essere sostituiti restando nello stato attuale .
9. Si raccomanda la maggior possibile pulitezza nella biancheria e ordine nella custodia dei paramenti e Sacri arredi.
10. I messali quantunque rilegati , hanno tuttavia bisogno dei necessari segnacoli.
11. Si regoli la scuola della dottrina cristiana , secondo le prescrizioni di S. Carlo Borromeo ,e come da promemoria rilasciati nel registro in carico .
Raccomandiamo ecc…….Giacomo Maria Corna Pellegrini

6 Maggio 1813 - Visita di Mons. Gianmaria Nava ( A.V. pag. 133-134 )
Cremezzano-
“ Circa le ore otto il prelato si è portato in chiesa , ove previa la comunione di 374 persone ,ha celebrato facendo all’evangelio l’omelia sopra la necessità dell’orazione .Terminata la messa si è restituito in casa per la via segreta , per cui erasi anco ivi portato .Recitate le ore ha pranzato con 13 commensali ne quali li Parroci di Oriano, Pedergnaga , Pudiano ,e Girola .Dopo il pranzo ha per pochi minuti riposato indi si è portato in chiesa a visitare la Dottrina in cui sono trovati
Alcuni fanciulli anco di età discreta che non sanno gli Atti delle virtù teologali , ve ne sono però molti altri che li sanno ,e che hanno risposto bene anco in altri parti di dottrina .Sono poi stati molti gravi le disputazioni , a quella della lezione , avendo ciò fatti con precisione ,e ad alta voce , e fummo ad solito premiati , il che sempre s’inventò quando altri meriti non si indichi .
Il parroco ha fatto il catechismo ,e bene . La concorrenza vi è li 21 Marzo. ………….
Il prelato ha terminato la Dottrina con una esortazione , indi si è restituito in casa , ove ha fatto la Cresima per alcuni pochi Forastieri . Alla sera è ritornato in chiesa a farvi la solita orazione , indi rimessosi in casa vi ha recitato l’uffizio, ha cenato ,e dopo si è ritirato per il riposo .
Cremezzano li 7 Maggio 1813
Recitate le ore , il prelatop si è portato in chiesa circa le nove , vi ha fatta la comunione di 62 persone , indi ha celebrato la messa , e dopo ha fatto la Cresima due volte , e si è restituito in casa, ove ha pranzato con 14 commensali –fra quali li Parroci di Oriano , Pedergnaga ,Coniolo , Motella , e Padernello .
Dopo il pranzo si è posto a riposo . Si avverta che questa mattina prima del pranzo ha visitato la chiesa e sacristia senza trovare che correggere se non il paradisino della comunione degli infermi da ridurre.
La chiesa che è ristretta , però non male architettata ha quattro altari , cioè San Giorgio ,della Scuola ( del S.S. Sacramento)
di San Carlo , e del Rosario .
La cassetta unica che ha delle reliquie ,benchè esse sieno sigillate , si sono sigillate le aperture di essa cassetta.
Il concerto delle campane che sono quattro – vi è un organo nuovo matroppo forte e troppo vicino all’Altare , che però si desidera traslocazione della cannonia, ed organo in fine della chiesa .
Si sono esaminati anco i Libri Parrocchiali e sono stati ritrovati a dovere :
Circa le ore quattro il Vescovo si è portato in chiesa ,sempre in privato dalla parte della sacristia a riserva di quando ha fatto l’ingresso, ove al solito vestito Ponteficalmente ha prima fatto la Cresima , indi esposto il S.S.mo e cantato il Tedeum ecc. , e data la benedizione è ritornato in casa. Siccome era presente il Parroco di Padernello così si è rilasciato il decreto proibitivo che nel giorno di Pasqua si tenga chiuso l’oratorio ossia santella di S. Vigilio , ed avvertisca il popolo che in tal giorno vi cessa vietato il portarvisi assegnandolo altro giorno di ciò fare.
Il Vescovo si è portato al passeggio al Campo Santo ,ed indi ad Oriano , ove si è trattenuto alquanto in chiesa , ed in casa del parroco; poi è ritornato a Cremezzano ove pure si è trattenuto in chiesa , indi è entrato in casa.” ( segue visita NAVA)
Stato della parrocchia di Cremezzano Clero
RR.D. Angelo Maffeis di Pompiano Parroco dall’anno 1800::d’anni 30
E D. Agostino Tomasoni d’anni 63
Entrata Parrocchiale ital. 700
Messe legatarie 286
Chiese non ve ne sono oltre la Parrocchiale
Confessori un solo cioè il Parroco
Le anime in tutto sono 386 di comunione 280
comunicate dal Vescovo 236 Cresimati 57
Concorrenti a dottrina 328
Il Prelato ha ricevuto le lettere pervenuteli dalla città , e data ad esse risposta , ha recitato l’uffizio , ha cenato , e si è posto al riposo”


PARROCI CHE SI SONO SUCCEDUTI IN CREMEZZANO :
Raffaele Alessandrini di Adrara ( dal 1533) Bernardino Facheri ----
Faustino Barboni ( 1566) Nob.G.B. Lana ( m. nel 1582)
Giovanni Barzini (1582 ) Pio Barzini (m. nel 1622 ) nob .Lodovico Cazzago ( 1622- 1623)
Sperandio Casseti ( 1623- 1637) AgostinoBerlingotti ( 1637-1659 )
Stefano Gnaga ( 1659- 1688 ) Marcantonio Gnaga ( 1633- 1769 )
G.B. Fachera ( 1702- 1733 ) Isidoro Fachera ( 1733- 1769 )
Giovanni Galenti ( 1769- 1800 ) Angelo Maffeis ( 1800-1840)
Girolamo Galeazzi ( 1840- 1883 ) Paolo Abrami di Verolavecchia ( 1883-1913)
Riccardo Caffi di Soresina (13-5- 1914 – 15-8-1949) Carlo Cremona ( 1950-1964)
Vignoni Gianni ( 1964 -1987 ) Bresciani Giorgio ( dal 1987 ……….